IL BLOG CHIUDE PER MOLTO TEMPO, HO BISOGNO DI RIPRENDERMI LA DIMENSIONE DEL REALE TOTALMENTE, IL BLOG RIMARRA' COSì, SENZA ESSERE AGGIORNATO E VISTO DA ME SE NON AL MIO POSSIBILE RITORNO
VORREI RINGRAZIARE TUTTI GLI AMICI CHE SONO PASSATI DA QUESTO SPAZIO E CHE MI HANNO REGALATO DEI BELLISSIMI MOMENTI E LA CONDIVISIONE DI PENSIERI E PAROLE E AFFETTI!!
UN ABBRACCIO A TUTTI , VI LASCIO UN POST CHE AMO MOLTO PERCHE' MOLTO BENE MI RACCONTA, LO SCRISSI TEMPO A DIETRO PER GLI AMICI DI IBRID@MENTI
ho bloggato per ALLEGRIA !!
***Mi piace il lavoro, mi affascina. Potrei stare per ore seduto ad osservarlo*** Jerome K. Jerome da - Tre uomini in barca (per tacere del cane), 1889
mi piace moltissimo ridere, lo faccio spesso e di gusto, lo trovo un modo magnifico per stemperare le atmosfere, per scaricare la tensione e sììì mi piace divertirmi, soprattutto vado pazza per chi sa usare l'ironia e con essa gioca e mette in moto la mia mente e il mio sorriso
a volte quando leggo alcuni blog davvero divertenti, mi metto a ridere davanti al video e parlo a voce alta con l'autore, mi diverte questo rapporto di scambio tra la battuta ironica e la mia reazione, anche se a raccoglierla è solo un video
a volte mi capita di scambiare battute con alcuni amici su qualche blog, e le battute si moltiplicano e diventano quasi una chat, ma una chat multipla in cui non sai mai chi può arrivare ed inserirsi, è un modo anche di conscersi fuori dagli schemi, nella risata,
nel condividere uno sberleffo ci si mette a nudo a volte molto di piu' che in discorsi seri!!!
ci si confronta sulla propria capacità dialettica, e nel reggere un gioco che sembra facile, ma non è, e si affina anche la percezione dell'altro, si arriva a conoscerlo meglio, se ne percepiscono gli umori e le sfumature e si capisce anche quanto noi siamo disposti a metterci in gioco!! l'ironia è il sale della terra, farne buon uso anche nei blog sarebbe fondamentale, e l'autoironia ancora meglio, saper ridere di sè è molto complicato, ma assolutamente liberatorio, ci aiuterebbe a prenderci meno sul serio e a vivere con piu' leggerezza!!
parafrasando la celebre commedia di Natalia Ginzburg (Ti ho sposato per allegria), mi piacerebbe dire: ho bloggato per allegria!!! chicca
e credo proprio sia esatto, questa opera era anche una di quellee che Chopin preferiva,come viene confermato da Schumann in una lettera al suo vecchio professore di contrappunto, dopo aver incontrato Chopin
""...ho nelle mani, una recente ballata di Chopin in sol minore, mi sembra geniale e gliel'ho detto e dopo un silenzio Chopin mi ha risposto: - Ciò mi fatto piacere, perché è anche quella che preferisco -."
la ballata in sol minore è un'immensa poesia appassionata, piena di emozione e di malinconia dolorosa
è divisa in tre parti, la parte centrale "Moderato" è l'essenza dell'opera, è incorniciata da una breve introduzione "Lento" ed un tempestoso "Presto"
l'introduzione, che pare un lamento, diventa poi come un valzer con un ritmo che sembra improvvisato
il secondo tema comincia esso pure con dolcezza, animandosi poi progressivamente a cui fa seguto quello che sembra un momento di gioia passeggera e poi di nuovo un episodio di virtuosità che allenta un po' la tensione dell'opera
il tema iniziale ricompare un'ultima volta sotto voce in un clima di passione trattenuta e dolorosa, per ricadere in un lamento e un fugace richiamo del primo tema
e poi tutto si accelera e si conclude con due lunghi accordi sonori
.per me, questa "Ballade" è il dentro di Chopin, è quello che sentiva e che voleva esplodesse al di fuori e sempre a mio avviso nessuna delle altre sue opere raggiunge questa "straordinaria" malinconia dolorosa
è il mio rigufudio nei giorni di pioggia dell'anima e del cielo, oggi piove molto e la sto ascolatndo assaporandone anche il gusto dolorosomanente malinconico
si basa sull'opposizione di due temi, il primo calmo e sereno e il secondo terribilmente forte e dramamtico
nel primo tema si può forse ritrovare anche la memoria di una ninna nanna dolce e infantile,quando improvvisamente si fa spazio il secondo tema con forza dirompente
e dopo un violento "presto con fuoco" l'opera termina con un "pianissimo sul l'accenno del primo tema...
riporto a galla questo post, perchè vorrei poi continuarlo come promesso!!
parlare di Chopin o meglio come diceva mia madre Fryderyk Chopin mi è molto piacevole e mi porta a ricordi molto lontani, ho cominciato molto giovane ad odiarlo, anzi porprio non lo sopportavo perchè rappresentava il pianoforte che mia madre suonava e anche benino e che noi quattro fratelli eravam condananti a suonare, dei quattro solo io non toccai mai un pianoforte, ma convinsi mio padre che ero fatta per il sax, e tutto questo perchè il rapporto con mia madre è sempre stato complicatissimo, quindi Chopin e il pianoforte significava darla vinta a mia madre e questo non poteva succedere. sono passati gli anni, è arrivata l'università e San Francisco e lì, sembra buffo ma è così, ho incontrato Chopin sul serio e in maniera ben poco ortodossa: una rappresentazione "della compagnia del balletto universitario" che presentava "Les Sylphides " su musiche di Chopin e fui stregata dalla musica, i ballerini erano orripilanti, ma l'orchestra era la "Synphonica" di San Francisco, una ottima orchestra e la mia mente partì per la tangente, non seguivo i passi ma ero sul mare e dal mare uscivano, forme colorate, in un susseguirsi vorticoso e irrefrenabile, fino al gran valzer finale
fu una esperienza magica e cominciai a comprare i dischi di Chopin, mentre mi mordevo le dita per avere rifiutato per anni di toccare un pianoforte, però non lo dissi subito a mia madre, glielo dissi quando mia figlia cominciò a suonare il pianoforte, (ma non spinta da me eheheh)
per questo vorrei lasciarvi "Les Sylphides" (mp3) due righe "serie" prese da internet e il mio "immaginario" a colori, perchè mi sono divertita a riempire di forme e colori la musica che ascoltavo!!
chicca
dal Web:
Questo balletto ebbe origine da una suite intitolata Chopiniana, orchestrata da Alexander Glazunov e Maurice Keller, che fu eseguita con la coreografia di Fokine al teatro Marijnski di Pietroburgo il 23 febbraio 1907 (interpreti: Paviova Fokine, Oboukhov). La suite coreografica consisteva in una serie di danze: polacca, notturno, mazurka valzer, tarantella, ecc., eseguite nei costumi originari. Quando in seguito, Fokine la trasformò in "ballet blanc", la Chopiniana fu ribattezzata Les Sylphides (dalla Silfide della Taglioni) con costumi nello stile tradizionale dell'epoca della Taglioni. Les Sylphides fu uno dei balletti presentati a Parigi durante la prima stagione della compagnia dei Ballets Russes di Diaghilev. Definito nel programma come Reverie romantique in un atto, il balletto in realtà non ha sviluppo drammatico.
I pezzi di Chopin su cui si basa sono: Preludio op. 28 n. 7 in la; Nocturne op. 32 n. 2 in La bem. magg. (corpo di ballo, pas des trois); Valzer op. 70 n. 1 in sol bem. magg. (per la prima ballerina); Mazurka op. 67 n. 3 in do magg. (per il primo ballerino); Mazurka op. 33, n. 3 in do magg.; Mazurka op. 67 n. 3 (numeri solistici, variazioni); Valzer op. 64 n. 2 in do diesis magg. (pas de deux); Valzer (grande valzer brillante) op. 18 n. 1 in mi bem. magg. (corpo di ballo, finale). Ed è proprio per questa sua forma che il balletto è stato definito concertante, certamente il primo di questo genere nel ventesimo secolo. Ma c'è anche l'ispirazione tratta dalla Silfide taglionesca, che determinò il sottotitolo di reverie romantique. E neoromantico potrebbe infatti essere definito, pur avendo molte delle caratteristiche tipiche dell'impressionismo coreografico di Fokine.
cliccando qui:"Les Sylphides" arriverete ad una pagina da dove potrete solo ascoltare o anche scaricare l'mp3, tenete presente che sono 20 minuti circa e 25 mega da scaricare, con adsl è veloce!!
la Berceuse, a mio personalissimo giudizio è la cosa migliore di Chopin, un'opera matura, completa, modulata con eleganza e assolutamente affascinante, all'origine se non ricordo male doveva titolarsi "Variazioni" e senza ombra di dubbio deriva dallo svilupparsi della linea dei notturni
è semplice tutto sommato ed è proprio questa semplicità armonica che percorre tutto il lavoro che lo rende unico, lo compose a Nohant, nel Castello dimora di George Sand
il suono si sviluppa i maniera concentrica, si espande intorno, ma rimane al centro un nucleo armonico che lo accompagna per l'aere, un suono che non finisce, ma che si ricongiunge in spirali simili, ma sempre diverse
è uno dei piu' lunghi ed uno di piu' intensi e sofferti, ed è senza dubbio un diario intimo di uno Chopin che stava soffrendo, la prima parte è quello che si definisce un "lento" ed è seguito da un poco piu' lento, in cui sembra arrivare come un filo di speranza e di luce,
ma è solo una impressione fuggevole, poco a poco il volume aumenta per giungere ad un finale appassionato che si snoda in momenti sempre più romantici e tormentati, per finire in un lungo lamento
che io spero si concluda con pensieri di nostalgia e non di disperazione
lascio il mio immaginario sono due disegni uno "vecchio" fatto proprio mentre ascoltavo questo notturno, ripercorrendone tutti gli stati d'animo e uno nuovo fatto poco fa, dove prevale la voglia di speranza
un amico MELOGRANDE scrivera sul suo blog un post NOSTALGIAche riporto col suo consenso :
parola composta dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore):
"dolore per il ritorno"
Ti dico.
Vivere è sanguinare,
trasudare, respirare, offrire,
colare umori densi fino a terra.
Un airone sorvola la risaia,
è un’ alba di sole annebbiato,
di rane e principesse,
magie varie.
La nostalgia è dolore,
mancanza irreparabile,
è come una tensione
di braccia intorno al collo,
di cuore contro cuore.
Melogrande
quando ho letto subito mi ha preso questo tema della nostalgia e ho ricordato che qualche tempo fa ne avevo parlato con mia figlia e alcune riflessioni le avevo ancora sul compiter, ho rimesso un po' d'ordine e ve viposto il tutto ringraziando Francesco per lo stimolo che mi ha offerto
nel pomeriggio mia figlia mi leggeva un articolo sul web in cui si parlava della leggenda della nascita dell'India e ci siamo attardate a parlare di come, volendo si poteva legare questo racconto al sentimento della nostalgia
mi ha divertito e mi ha fatto pensare
il mito raccconta dell'amore di una dea (il nome non lo ricordo) per il dio Shiva
Shiva si è ritirato sulle montagne dell'Himalaya, per immergersi in una meditazione che sembra però non avere più fine, ed è quindi lontano da Lei, che desidera incontrarlo
ma non è possibile, i discepoli la tengono lontana da lui, perché il Dio non deve essere disturbato nella sua quiete contemplativa
passa il tempo, lei si dispera, vaga in ogni dove, senza riuscire a dimenticarlo, cerca ancora una volta di incontrarlo ma viene respinta da coloro che accudiscono alla quiete del dio e allora, in piedi sulle acque dell'oceano, porge le braccia verso le montagne dove il dio è assorto nella sua meditazione,
e inizia a implorarlo di ritornare dal così lontano, di colmare la distanza che li separa, di concedersi a lei, al suo abbraccio
lo invoca, lo chiama piangendo e mentre piange le sue parole d'amore prendono forma: nello spazio, fra le sue braccia le parole diventano campi di riso, fiumi, elefanti, templi, palme
l'India nata quindi da un atto d'amore verso una presenza lontana
mi è davvero piaciuto, non lo conoscevo e mi ha ricordato una frase di Platone che diceva piu' o meno così
"la nostalgia, è il desiderio struggente per un bene distante" e mi sono detta
allora io ho nostalgie, cosa diversa dai rimpianti
è un sentimento dai tanti colori
il blu profondo
il giallo e forse il bianco per chi ha la fede e attende il divino
ha poi i colori dei ricordi, dei desideri, ma forse anche delle illusioni, della fuga dalla realtà, della desolazione
ma, ricordando Platone, chi prova nostalgia sa che un bene anche se lontano c'è, ma è altrove
e questo essere lontano acuisce il desiderio e spinge alla ricerca
mi piace questo concetto di nostalgia come desiderio che si muove alla ricerca del suo oggetto
non è quindi rimpianto, rassegnazione, lutto, è forse una situazione anche dolorosa ma che "mette in moto" verso qualcosa
ho sempre pensato ad Ulisse come un eroe nostalgico, come tutti i pellegrini, gli artisti, e tutti gli spiriti liberi
ognuno di noi è uno spirito libero, solo che spesso non se lo ricorda, sopraffatto dalla mediocrità della vita, dai condizionamenti della società,
ma se la nostalgia non si colora dell'Eros che ci spinge a cercare noi stessi, si colora di rimpianto, perchè il bene che si cerca, ci sembra perduto per sempre
la ricerca della conoscenza di noi stessi è penso come una porta che ci serve per accedere al nostro profondo, dove sicuramente ci sono speranza e gioia
a volte mi chiedo se ho rimpianti, ma non li trovo, ho però nostalgie a volte blu, a volte azzurre e a volte gialle e amo tutti i loro colori
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7.03.2001