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devo confessare prima di tutto che il mio amore per gli impressionisti, non è grandissimo, be salvo pochi e di questi soltanto alcune opere, ma amndo in maniera totale i fiori (in particolare quelli dei fiamminghi), amo molto i fiori di Pierre-Auguste Renoir, anche se sono recisi ( per lui faccio una eccezione)
i colori e le sfumature taggiungono una qualità rara e sono una letizia per gli occhi
già perchè parlare dei fiori di Renoir o non delle donne o dei nudi o dei paesaggi.? perchè i fiori sono i quadri meno conosciuti di Renoir e non per questo meno straordinari, io li amo molto, sono vitali, passionali, fragranti, sono sensuali, da regalare ad un amore, ad un amante, sono colmi di gioia di allegria, di voglia di vivere
i loro rossi, così particolari che si intrecciano spesso con altri rossi fino a perdersi nell'arancio e nel giallom come in una esplosione di colore, sono segno di forza di calore di vita
godetevi i colori i profumi e le sensazioni, guardate ascoltando musica, magari qualcosa di Mozart...
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chi volesse notizie su
Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 25 febbraio 1841 – Cagnes-sur-Mer 3 dicembre1919) è stato un pittore francese, tra i massimi esponenti dell'Impressionismo può rivolgersi a Wikipedia
chicca
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vi lascio alcune riflessioni disarticolate e forse confuse, racchiuse in quattro post, sulla NATIVITA' e su cosa per me laico essa rappresenti, sono un modo di fare gli auguri a tutti colori che sono passati da questo Spazio e che avranno la pazienza di passare ancora, non so se riuscirò a salutare tutti, lo faccio da qui, sto tornando a casa e poi avrò piu' tempo per tutto!!
un abbraccio davvero forte a tutti e anche grazie!!
mi sono sempre chiesta perchè, durante il periodo "natalizio", il mio pensiero così profondamente laico, sia sempre andato al racconto che GIOTTO fa della Natività nella Cappella degli Scrovegni
mi ha sempre "preso" nelle maglie del suo racconto essenziale, "pulito", sereno, ma anche pieno di grande pietas, di grande partecipazione
una nascita, certo non comune, ma sempre una nascita
Giotto aveva tagliato la sottile cordicella che legava la pittura ai modi e alle tradizioni bizantine, e sui muri delle cattedrali dipingeva le storie di Cristo e dei santi con grande vivacità e realismo, togliendole dall’astrattezza bizantina per calarle nel contesto semplice e quotidiano della vita, molta umanità, molta fedeltà alla natura, all’uomo, colori vivi, composizioni armoniche a volte perfette
"i racconti" della Cappella degli Scrovegni evidenziano una maggiore distensione e morbidezza delle forme, anche il tono del racconto sembra farsi più grave e pacato, e soprattutto il paesaggio, benchè più sobrio ed essenziale che ad Assisi, è in perfetta rispondenza ed armonia col ritmo del racconto....
possiamo volendo leggere in quelle "storie" parte del nostro quotidiano, letto attraverso il tempo, vissuto con partecipazione e raccontato con "pace" e serena armonia
La Natività .....
la composizione è come spinta verso il primo piano, eppure risulta chiaramente inserita nello spazio.
per la decorazione del mantello della Vergine sono stati impiegati lapislazzuli, grande rilievo viene dato alle posizioni dei personaggi; tutti sono rivolti verso il bambino tranne Giuseppe,incredibile Giuseppe, il quale è addormentato ai piedi della mangiatoia e spicca nell’immagine (rispetto alle altre figure) grazie ai colori (perfettamente conservati) dei suoi abiti.


La fuga in Egitto
uno dei più famosi affreschi della Cappella, è immerso in un panorama roccioso come quello nelle Stigmati di S. Francesco ad Assisi, tuttavia appare piuì morbido, meno rigido, Maria e il bambino formano un gruppo isolato nel centro della scena, la loro solennità è raccontata anche dalle pieghe ricche, meravigliose del suo mantello, il suo profilo è molto più convincente di alcuni di Assisi, come se Giotto si fosse liberato definitivamente dal pregiudizio medievale, noi possiamo solo immaginare l'effetto sorprendente che questa immagine della Vergine ha dovuto avere sui contemporanei di Giotto, abituati come erano alle convenzioni rispettate dagli altri pittori.
alla fine pensandoci Giotto ha dipinto anche per me, ha rappresentato Una Natività come anche un laico voleva sentirsi raccontare, la maestosità e nelle stesso tempo la morbidezza delle figure, dei visi, delle sensazioni, credo appartengano a tutta la collettività sia dei credenti , sia dei non credenti
la NATIVITA' come nascita...
P.S. mi corre l'obbligo di precisare che non mi ritengo nè un critico d'arte, nè tanto meno un "conoscitore" profondo di questa splendida attività degli uomini, ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di "bottega", vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l'architettura, ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte "amoroso", non posseggo quella severità e estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri, molto spesso mi muovo "a pelle", per cui quanto scrivo è sempre una mia personale convinzione e non la verità



la bimba dormiente, io credo sia il fulcro del racconto, in lei vi è la "religiosa" inconsapevolezza della crudeltà della vita, del dolore, ma anche un appagamento quasi sensuale della "nascita"
mella figura della "vecchia", col viso coperto come a non voler raccontare alla fanciulla cosa sarà il futuro, c'è un incontro con tanathos, forte, ma nel contempo non tragico fino in fondo, lo sfondo che l'avvolge è dorato e luminoso, sicuramente pervaso di sentimento religioso è "donna", dove è racchiusa tutta la forza della "Grande Madre generatrice", e in questo è l'essenza della maternità, generatrice di Umanità
questa Umanità che stiamo perdendo, guardando i visi delle donne contemporanee, che non hanno spesso il dono di vedere le loro "creature" avviarsi alla pienezza della vita, ma che nonostante tutto "amano", amano profondamente e ancora conservano le lacrime purificatrici del dolore
in questo momento, e pensando al dolore delle madri, ho il desiderio di mettere come momento "religioso" alto , "come un urlo contro la guerra" contro la disumanità che percorre senza freno le nostre strade
un quandro di Picasso: GUERNICA
in cui non c'é quasi colore, non c'é rilievo o plasticitá nelle figure, eliminando il colore e il rilievo si stronca il rapporto dell'uomo col mondo; non c'é piú vita, rinunciare al colore significa affidare all'efficace contrasto del bianco e del nero il senso di tragedia e di angoscia della rappresentazione della morte, dove ancora vengono rappresentate MADRI
una donna urla per la morte del figlio
una donna alla finestra brandisce una fiaccola
una donna corre come una pazza verso il cavallo



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