lunedì, 08 settembre 2008


Alfredo Sosabravo o dei colori


due anni prima di compiere 80 anni, Alfredo Sosabravo ha  confessato di non aver mai smesso di lavorare dal lontano 1950 quando ha scoperto i lavori del pittore cubano Wifredo Lam
ha deciso quindi  di diventare un artista e dopo mezzo secolo Sosabravo è un esempio unico di devozione all'arte contemporanea
il suo lavoro ha avuti riconoscimenti sia a Cuba, la sua terra, sia a  livello internazionale, passa con indifferenza dalla pittura, alla scultura, alla ceramica all'illustrazione, ha lavorato anche con i maestri del vetro di Murano
il suo  stile unico è caratterizzato  da un'immaginazione straordinaria e da un senso "fanciullesco" nell'interpretazione del mondo.

uomo dall'aspetto "patriarcale", dai tratti gentili e "nobili" direbbe la mia nonna,  si mantiene "aperto" al   mondo grazie alla sua vitalità creativa costante.
senza clamori o assunzione di "falsi" impegni sociali, ha dedicato  parte del suo lavoro non solo per mostrare la gioia del vivere ma anche per raccontare le angosce e gli orrori del mondo contemporaneo
la sua incisione dedicata all'"olocausto del mondo" è conosciuta ovunque o la sua illustrazione che sintetizza il genocidio di Kampuchea ancora è ricordato
la sua personalità piuttosto allegra e la gioia puerile accompagnata da una riflessione ironica  a volte  nascosta sono evidenti sempre nei suoi lavori
i colori da lui usati spesso anche di origine vegetale e la sua policromia purissima si confanno perfettamente alla sua personalità e alla sua fantasia "tropicale" come scrissero alcuni giornali ..
sicuramente la sua opera è caratterizzata da tre elementi , la natura, l'essere umano e la macchina che si integrano perfettamente in opere uniche e originali
io amo moltissimo i suoi colori, e le sue linee, sempre morbide e ammiccanti, amo anche il suo approccio alla vita con allegria e ironia, ma anche con attenzione perticolare ai mali e alle povertà di questo nostro mondo
chicca




















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categorie: arte, colori, tele, alfredo sosabravo

sabato, 06 settembre 2008


IRAK alcune immagini prima della guerra...



Al Kadhimain Moschea, Bagdad



Baghdad (Iraq Museum)



Baghdad - Al Qasr al Abbas



Samarra - Friday Mosque



Samarra - Abu Dulaf

chicca
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categorie: immagini, architettura, arte, foto, irak

mercoledì, 06 agosto 2008


Gaudì (prima parte)


 

Gaudì

è importante a questo punto parlare di cosa è Gaudì e vorrei farlo con le parole di Carlo Giulio Argan che a mio giudizio forse piu' di altri ha saputo raccontarci Gaudì, almeno l'ha racconato in un modo che a me è particolarmente caro

come particolarmente caro mi è Gaudì, benchè sia lontano dal mio modo di vedere ed interpretare le forme architettoniche,  ma ne subisco il fascino, subisco il fascino dei suoi colori delle sue forme dello Spazio come luogo 

"" Gaudi è un grande architetto: perfettamente al corrente, nonostante il voluto isolamento, delle tendenze del tempo, anzi più audace e spregiudicato, nel lessico formale, nella tecnica, nell'abbandono dell'impulso lirico, di un Van de Velde o di un Horta.
Con l'inesauribile novità delle sue invenzioni costruttive e decorative riesce a dimostrare che il linguaggio  architettonico  moderno avrebbe possibilità poetiche ben maggiori se non lo frenassero la pregiudiziale ideologia sociale e l'impegno di mantenere la «creazione» artistica nell'ambito dell'utile.
All'ideologia Gaudi è contrario per principio: è nato e cresciuto in una società retriva, che comincia appena a provare le prime irrequietezze moderniste.
Non crede alla società, è un'astrazione; concreto è il popolo, nel suo caso il devoto popolo catalano, di cui si sente parte ed interprete.
Anche la città, come la immaginano i primi urbanisti, è utopia: concreta è la città vivente, nel suo caso Barcellona; è assurdo che ogni generazione pretenda di riformarne la struttura, ma è giusto che aggiunga i segni della propria esistenza a quelli del passato.

Astratto è lo spazio, concreto il luogo: l'intensità plastica e coloristica delle forme di Gaudi dipende dal fatto che sono immaginate per quel sito, quella luce, quella gente.

La Sagrada Familia, a cui lavora per tutta la vita, non è una chiesa con una fumzione sociale, cattedrale o parrocchia, ma un tempio che si erge sulla citta e la  riassume, come una preghiera collettiva espresa in forme e colori.

Il Parco Guell è una libera, animata combinazione di forme plastico-coloristiche e forme naturali.

È noto che Gaudì
contrapponeva la propria versione, mediterranea e cattolica (infine, fondmentalmente barocca), alla versione nordica, mitteleuropea dello Art Noveau. In certo senso può accostarsi ai Fauves, perfino a Matisse: soltanto che si porta dentro l'ascetismo tormentato del Greco.
Tuttavia Gaudì non è un  barocco in ritardo nè, malgrado la sua audacissima sperimentazione formale un reazionario: si chiede sinceramente  da uomo religioso qual era, se l'artista abbia il diritto di sacrificate al mondo sia pure per un nobile scopo educativo l'impulso fantastico che gli viene di Dio. Risponde no e, coerente, si dedica tutto a Dio:

il suo è l'unico caso di architettura religiosa (che non vuoi dire ecclesiastica) del nostro secolo.
Non perché abbia costruito un santuario: la sua architettura è intrinsecamente religiosa, come lo è la pittura del Greco, che non è meno religiosa nei ritratti che nei quadri d'altare
. È religioso lo stile, non solo il contenuto dell'opera.

Allora la tecnica, la mitologia del secolo, è soltanto un mezzo; ma ciò non la limita, al contrario proprio perché non ha implicazioni ideologiche, la spinge ad esibizioni sempre più audaci.
Non deve forse rendere visibile il «miracolo» dell'ispirazione divina?

Un'arte religiosa non è rappresentazione del divino, ma atto di devozione: quindi è ornato, immagine.
L'architettura laica si occupa delle cose, sia pure cercando di fare in modo che la cosa rifletta la propria ragion d'essere; un'architettura religiosa è un'architettura di pura immagine, così come un cantico non è un discorso sensato e coerente, ma un impetuoso, crescente ritmo di suoni.
Per questa via Gaudi è arrivato a fare un'architettura pienamente visiva, la cui vera struttura è la struttura dell'immagine; e poiché la materia dell'immagine è il colore, la materia della sua costruzione è il colore, soltanto il colore; il resto, cemento o mattoni o ferro che sia, è soltanto la materia del supporto.
 Questa totalità di esplicitazione visiva, questa ricerca del contnuto intrinseco delle forme e non di forme che si adattino ad un contenuto dato, questa costruttività dell'immagine, infine, sono i motivi dell'importanza storica di Gaudi. Anche se, come mistico, Gaudì ha fatto di tutto per rimanere fuori della storia.""""

Casa Milà 

di A.Gaudì

 

casa Milà  o meglio ancora Pedrera (cava di pietra) è l'ultimo progetto "civile" che Gaudi costruisce a Barcelona, sicuramente la piu' grande come spazio e volume delle sue case ed  anche quella che ci racconta tutto il modo di essere di Gaudi, è una sintesi delle "sue forme"

è una casa  senza  simmetria: le proiezioni orizzontali dei singoli piani si differenziano l’una dall’altra, questa  strutturazione dello spazio,  Gaudì riesce ad ottenerla solo grazie alla rinuncia dell’uso di muri portanti: tutto poggia su una molteplicità di pilastri e travi
armoniosa e molteplice la facciata a cui  corrispondono gli interni, non vi si trovano linee rette e tutto sembra essere modellato in modo plastico, accentuato soprattutto dalle convessità e dalle inarcature che generano effetti chiaroscurali incredibili, numerosi e vari i cami sul tetto si affollano insieme alle uscite delle trombe delle scale
 è costruita su un lotto angolare, la facciata segue il profilo delle strade diventando arrotondata un po’ ispirandosi anche a una grande torre

nnovazione importante furono i due cortili interni non più rettangolari, ma ovali con le pareti che mano a mano verso l’altro si allargano per cercare di raccogliere quanta piu'  luce possibile  per i piani bassi dell’edificio



 

 

 chicca
- continua


postato da: chiccama alle ore 19:41 | link | commenti (9)
categorie: cultura, architettura, arte, gaudì, modernismo spagnolo


Passeig de Gràcia , la via dei miracoli ...


Gaudi e  il l Modernismo spagnolo

nel  racconto di una strada di Barcelona

Passeig de Gràcia

la via dei miracoli




In El Eisxample, quartiere residenziale e area centrale di Barcelona
 formato da una configurazione di strade come una griglia con intresecazioni a sagoma di diamante, si trova questa incredibile strada,  in poche ceninia di metri sono racchiuse le piu' affascinanti  "architetture" del primo novecento o modernismo
Nella zona chiamata  "Mançana de la Discòrdia" mela della discordia ,
si trovano tre "case" di tre architetti che hanno usato tre stili completamente diversi  per rappresentare l'arte del primo novecento....
Al n° 35: "Casa Lleó Morera" di Lluís Domènech i Montaner
Al n° 41 : " Casa Amatller" di  Puig i Cadafalch
Al n° 43 : " Casa Batlló  di Antoni GAUDÍ
e appena piu' avanti nell'incrocio a diamante tra Passeig de Gràcia e Carrer de Provença , troviamo "Casa Milà" di Antoni Gaudì

CASA MORERA
(Lluís Domènech i Montaner)

 
 



tutte queste  case sono ristrutturazioni di edifici pre- esistenti, ma che hanno completamente modificato l'impianto base e a volte anche il numero dei piani con strutture aggiunte.
In particolare Casa Morera ha subito anche "rimodellazioni "  recenti sulle facciate e nel 1943 sono state tolte alcune sculture e rimodellato il mezzanino
Di particolare interesse sono le finestre e la torre,
sembrano fini ricami di pizzi antichi

Casa Antoni Amatller 

di Josep Puig i Cadafalch


Puig i Cadafalch  ha disegnato la facciata, gli interni e il foyer, lo scultore Eusebi Arnau ha creato alcuni pezzi come S.Giorgio e il drago (Patrono della Catalogna).

La facciata è ornata da sculture decorative di "arte lapidaria", ornamenti in ferro e anche "mattoni" che ricordano intagli di provenenza gotica.. il tetto ha una linea dritta, tipica del diciassettesimo secolo olandese

Casa Josep Batlló 

di A.Gaudì

 


 
Gaudì disegnò la facciata, aggiunse un piano, e modificò completamente gli interni
La prima cosa che si nota a livello della strada sono i Pilastri "possenti"
che assomigliano a piedi di elefante
Il tetto invece farebbe pensare ad un altro animale altrettanto possente
un enorme dinosauro o quanto meno alla sua spina dorsale
Fra questi due "possenti animali" si estende la facciata
costruita con tanti piccoli balconi ondulati  che sembrano conficcarsi nella casa come i nidi di uccello sulle rocce
La facciata è cosparsa di scaglie e "rotondi" di vari colori
che farebbero pensare a scaglie di pesce
Non ci sono angoli, i muri sono arrotondati e sembrano lisci come la pelle di serpenti marini
Molte sono le simbologie legate alla facciata, appena terminata fu chiamata "La Casa de los Ossos" per le sue colonne di pietra curvilinee che potevano assomigliare ad ossa.
Alcuni hanno paragonato i piccoli balconi a maschere

alla prossima con tutto A, Gaudi'


chicca
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categorie: cultura, architettura, arte, barcelona, passeig de gràcia

lunedì, 04 agosto 2008


Raoul Dufy o del colore e della luce


Raoul Dufy 


(Le Havre, 1877 - Forcalquier, 1953)

dal Web
pittore, scenografo e disegnatore francese
fu Influenzato dall'impressionismo di Boudin,
si schierò più tardi tra i fauves,
la sua formazione si svolse in modo irregolare
avendo dovuto cominciare a lavorare già a quattordici anni.

L'apprendimento proseguì con insegnanti votati alla tradizione accademica e solo a ventidue anni si iscrisse alla École des Beaux-Arts di Parigi, grazie a una borsa di studio offerta dalla sua città.
Nell'ambiente artistico incredibilmente stimolante della Parigi di quegli anni si avvicinò a due anziani patriarchi dell'impressionismo come Monet e Pissarro, ma finalmente nel 1905 lo scandalo dei Fauves gli rivelò una pittura moderna e congeniale, soprattutto in Matisse. Da allora la sua sigla elegantemente decorativa, quasi rabescata, si affermò con successo in una produzione assai vasta, dalla pittura alla grafica,  dalle ceramiche ai tessuti, dalle illustrazioni alle scenografie
Si libera così del naturalismo di tipo impressionista, ormai superato,  e inizia a creare gli straordinari ghirigori dinamici di colore che diventeranno  caratteristici della sua pittura, in una trasfigurazione originalissima del vero  distillato in intreccio di movimenti guizzanti e senza peso.

******************

pittore  unico, uno del più incredibili  di tutti i tempi per i suoi
stupefacenti blu, verdi, gialli e violacei che sembrano  riempire un tessuto, saturarlo, farne  un'esplosione d'intensità
il colore risplende sempre nel suo lavoro, la luce si diffonde con una
ricchezza, un calore, una vita, incomparabili, tutto
  fresco, vivo, allegro come la primavera nella  natura o la gioventù nella vita
JEAN CASSOU, sovrintendente del "Musée National d'Art Moderne" nel 1953 di lui così diceva

" fu un mago e nello stesso tempo un creatore potente, innovatore ed audace che può essere annoverato
fra i 4 o 5 artisti che hanno dato il via all'arte moderna ..."
i suoi colori non sono tanto i colori della natura, sono i colori della "pittura"
i colori della sua tavolozza, che diventano parole che diventano
racconti di luce, perchè il suo colore genera luce

chicca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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categorie: cultura, arte, pittura, colori, creatività, pittori, raoul dufy

sabato, 02 agosto 2008


Marc Chagall o della favola colorata in uno spazio impossibile


"Sogno, incanto, amarezza pervadono un mondo capace di tradizioni ebraiche e antiche fole russe, un Oriente che turba e affascina"  (Marc Chagall)

Marc Chagall

(1887-1985)

Marc Chagall nasce a Vitebsk in Russia il 7 luglio 1887. Dal 1906 al 1909 studia alla Scuola Imperiale per la Protezione di Belle Arti di Pietroburgo e con Léon Bakst. Nel 1910 si reca a Parigi dove frequenta Guillaume Apollinaire e Robert Delaunay ed entra in contatto con il fauvismo ed il cubismo. Partecipa nel 1912 al Salon des Indépendants e al Salon d'Automne. La sua prima personale si tiene a Berlino nel 1914 alla galleria Der Sturm...eccccc....

la sua biografia la trovate sul web se volete, preferisco raccontarvelo a modo mio con le parole di Giulio Carlo Argan intervallate dalle mie riflessioni...

il materiale non è stato reperito sul web

""La pittura di CHAGALL è favola, ma la favola è problema. Non potrebbe non esserlo in una società che, dopo una rivoluzione tecnologica ed una rivoluzione ideologica, si ritiene finalmente adulta.
Sul problema della favola si concentra  l'attenzione degli studiosi, etnografi e linguisti: se ne ricerca l'origine, la struttura, il significato, la funzione.
E'  in rapporto con la morale, la cultura, il costume del popolo; ma nel passato era considerata l'espressione tipica della condizione di perenne infanzia che le classi dirigenti attribuivano al popolo per giustificare il loro potere paternalistico.
Contestano questa tesi gli studiosi di formazione marxista per cui il popolo non è l'elemento passivo, ma il soggetto, il protagonista della storia: come potrebbe fare la rivoluzione un ceto che, per costituzione, fosse inguaribilmente tradizionalista?
Quasi contemporaneamente Chagall, con la sua opera d'artista, e Propp, con il suo lavoro di scienziato, dimostrano la stessa cosa: la favola non è una tradizione che si trasmette per inerzia, ma l'espressione viva della creatività del popolo. Essendo una forza popolare, può essere una forza rivoluzionaria.""
(G.C.Argan)

credo la sua forza dirompente sia proprio questa, aver posto il problema della creatività del popolo ed avere usato questa creatività fino ai confini ultimi dello spazio proponibile...

""Chagall non si occupa della rivoluzione tecnologica, è ancora un'evoluzione della borghesia.
Alla rivoluzione socialista partecipa con un entusiasmo che ai dirigenti della rivoluzione pare folle.
Probabilmente lo era, la rivoluzione non è festa popolare, folclore; dei 15.000 metri di tela rossa, con cui Chagall addobba Vitebsk nel primo anniversario della rivoluzione (1919), sarebbe certamente stato più saggio far camicie per la gente che non ne aveva, come suggeriva la «Izvetija».
Ma le rivoluzioni si fanno con la saggezza?

Tuttavia se qualcosa, nell'arte, può dare l'idea dello spirito con cui il popolo russo viveva gli anni eroici della rivoluzione, è la pittura di Chagall e non quella teoretica e rigoristica di Malevic.

Nell'Accademia che Chagall aveva fondato e dirigeva a Vitebsk, il dissenso tra i due artisti si fa talmente aspro che Chagall si dimette (1920); ma, benché periferico, l'episodio è estremamente significativo per la storia delle idee artistiche del tempo.
Verteva, in sostanza, sul problema fondamentale della lingua:
per Chagall favella e favola sono (come di fatto sono) la stessa parola, con la favola s'inventa la lingua; per Malevic (come, in Olanda, per Mondrian) il discorso è logos ed il logos logica pura.
Era facile obbiettare a Chagall che non tutti i discorsi sono favole; Chagall poteva rispo
ndere che la logica pura porta alla formula, alla dimostrazione alla lavagna, al silenzio.
Non è accidentale l'interesse di Chagall per il folclore russo ed ebraico, le saghe e le nenie popolari.
Come tutti gli artisti avanzati russi, anche Chagall muove dal populismo; ma populista rimane, e questo è il suo limite nei confronti dell'avanguardia sovietica.
Il suo ideale, tuttavia, è di immettere quel suo flusso di ricordi e di sentimenti, oscuri ma potenti e vitali, nel vivo della cultura europea; di chiarire i misteri della sua «anima russa» nella luce splendente della pittura francese dagli impressionisti ai Pauves; di rivivere, infine, la bruciante avventura dell'artista che ammira più di tutti, Van Gogh.
""

(G.C.Argan)

concordo totalmente il suo entusiasmo è inarrestabile, e si riversa anche nelle sue tele in particolar e nei colori..

 

"Arrivato a Parigi nel 1910, e dopo il primo inebriante contatto coi Fauves, non tarda a capire che la vera «rivoluzione dell'occhio» è quella dei cubisti.
C'è tuttavia, nel Cubismo analitico, qualcosa che non lo persuade: troppo logico, troppo realistico, troppo borghese.
Si mette dalla parte dei cubisti dissidenti: Delaunay, i futuristi.
E la medesima scelta che fanno due pittori tedeschi, Mare e Klee: il trian- golo Delaunay-Klee-Chagall è uno dei grandi nodi della cultura figurativa europea tra il 1910 e il 1914.
Eliminando dal Cubismo il «razionalismo» analitico v'erano due possibilità: fare della pittura una lirica esaltazione della viva esperienza sensoria oppure la rivelazione della realtà psichica profonda.
Questa seconda è la via che prendono, indipendentemente l'uno dall'altro, Klee e Chagall.

Benché possa sembrare ma in realtà non sia affatto strano, Delaunay si avvede ben presto che la pura sensazione conduce alla simbologia cosmica, alla totalità del mondo data nell'unità della percezione (i Dischi e le Forme circolari cosmiche).
Klee e Chagall, invece, varcano la soglia del dominio sconfinato dell'inconscio individuale e collettivo. Klee si tuffa nel profondo della psiche, raggiunge l'immagine al livello in cui vive, la rivela senza rimuoverla dal tessuto psichico a cui è connessa da infiniti legami vitali.
Chagall rimane più vicino al piano dell'esperienza sensoria, che per lui è immediatamente contiguo a quello della psiche.
Prima non si poteva rendere visiva la realtà psichica profonda perché lo schermo sensorio era preventivamente organizzato dalla ragione: si vedeva secondo un ordine logico precostituito.
Ora non più: l'impressionismo, con tutto quello ch'è venuto dopo, ha smontato quella sovrastruttura razionale. Il vedere è un fatto fisico, ma la realtà fìsica non è nulla di separato dalla realtà psichica.
Chagall non ha alcun ritegno ad esplicitare le sue immagini fantastiche; si può dire addirittura che le <<rappresenta>> nel senso teatrale del termine, facendole muovere su un'immaginaria ribalta come un regista farebbe muovere i suoi attori. (Chagall è stato un geniale regista e decoratore teatrale; ha progettato grandi decorazioni e vetrate di chiese: è questo l'aspetto «barocco> che fa di lui l'antitesi di Malevic e Mondrian)." 

(G.C.Argan)

 

 

""La struttura volutamente illogica, asintattica del Cubismo non-analitico di Delaunay si adatta mirabilmente al mondo favoloso, onirico, talvolta ludico di Chagall.
Il suo populismo si concreta nell'impegno di fare veramente arte popolare: e per il popolo la visione del mondo non dipende da astratti schemi intellettuali, che sono ancora principi o strumenti dell'autortà.
Il popolo vede come parla, vede quello che dice.

Scomponendo
figure,
case,
cielo,
secondo piani geometrici,
crea una sorta di prospettiva arbitraria,
uno spazio impossibile,
in cui diventa normale l'assurdo della mucca sul tetto,
della donna che cammina nell'aria;
la geometria non è logica, è cabala.
Scompigliata la successione ordinata,
razionale dei piani,
non sorprende che tutto vada contro-senso, come nei sogni.""

(G.C.Argan)

 

 

 

 

 

questa è la sua assoluta forza e potenza, la creazione di uno spazio impossibile,


dentro al quale hanno la possibilità di esistere i sogni....

chicca

 



postato da: chiccama alle ore 18:13 | link | commenti (17)
categorie: cultura, arte, pittura, pittori, marc chagall

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