domenica, 01 giugno 2008

Laszlo Moholy-Nagy, un uomo "multiforme"

 

 

Non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l'analfabeta del futuro”

così diceva 

 Laszlo Moholy-Nagy

(1895-1946)  

 uomo dai molteplici interessi che hanno investito diversi mondi, la pittura, l'architettura, la fotografia, la scebografia, il cinema e in essi si è calato raccontando quella che era la sua perticolare idea di arte, possiamo infatti anche considerarlo un teorico alla continau ricerca di

"una nuova defini­zione sociale del ruolo dell'artista in un mondo ed in un tempo caratterizzati
dall'egemonia degli apparati tecnico-industriali e dalla conseguente trasformazione di tutta la rete delle relazioni socioculturali" (G.C. Argan, in G. Rondolino, Laszlo Moholy-Nagy: Pittura Fotografia Film, Torino, Martano, 1975.)

Laszlò Moholy-Nagy , direttore del niovo Bauhaus quando questo venne trasferito a Chicago nel 1937, ha capito forse prima di altri che nel  processo di trasformazione  tar il lavoro artigianale e quello industriale  è senza dubbio implicata anche l'arte, sia coi suoi valori, sia con le sue funzioni

"questa trasformazione richiede che l'artista sia capace di instaurare un'intesa,  un rapporto organico con la struttura produttiva (il che significa, in chiave marxiana, con la Storia), che implica per un verso la conoscenza  delle tecniche moderne, dall'altro la consapevolezza che la produzione artistica non può più avvenire ad un livello semplicemente manuale-fabrile,  ma richiede bensì un potente apporto ideativo-progettuale che subordina il suo compimento estetico alla messa in esercizio di quelle tecniche moderne
di cui l’artista-progettatore deve saper disporre." (di Alessandro Tempi )

nel progetto  teorico di Moholy-Nagy l'arte si va trasformando da "mistero romantico" in "chiarezza storica", cioè fa una parte  la capacità di equiparare se stessa ai processi storici in atto, dall'altra la  necessità di riportare la consapevo­lezza artistica  agli ambiti strutturali di tali processi ed è sicuramente   all'interno di questa seconda "parte"  che si configura lo spazio possibile   per formulare una nuova estetica

la vita e il resto su di lui lo trovate su wikipedia qui: László Moholy-Nagy

chicca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì, 13 maggio 2008

Chaim Soutine o del distorcere la figura

 

 Chaim Soutine
1893 - 1943

 non è facile  collocare  Chaim Soutine  in una corrente artistica se proprio si dovesse afrlo probabilmente sarebbe l'Espressionismo,   ma per dire il vero come Modigliani o Viani,  fu alla resa di conti un  indipendente, un solitario, difficilmente influenzabile , ad di  fuori
di ogni movimento, forse fedele solo a sè stesso ebreo russo, arriva  a Parigi, giovanissimo, dalla Lituania e si trova in un mondo  in fermento, dove l'Impressionismo la rovoluzionato il modo di fare arte,  frequenta un gruppo di pittori ebrei,  accomunati da simili ideali artistici e  da una coscienza di esiliati venata di malinconia, questa frequentazione lo  conforta e lo indirizza nella sua attività artistica e assieme a  Modigliani, Chaim Soutine sarà l'espressione più tipica della cosiddetta "Scuola di Parigi" fondamentale si rivela l'incontro con il "conterraneo" Marc Chagall e il suo mondo magico e fantastico,  dove si perdono i parametri dello spazio e del tempo e i colori predndono forma  liberamente  secondo la logica  soggettiva di un artista  dotato di straordinaria capacità immaginativa,  capacità imamginativa che Soutine, nel quale  prevale invece una visione del mondo intensamente drammatica, riversa  in allucinati paesaggi,  tragiche figure, cupe nature morte con carcasse di animali squartati da Chagall, Soutine raccoglie la vivace e violenta versione cromatica e la capacità di esternare la propria interiorità emotiva in modo assolutamente
disinibito, personale ed autonomo, studierà molto anche le opere di Van Gogh al quale lo accomuna una poetica dell'amgoscia
 
Soutine fu una  personalità difficile, asociale, introversa, incline alla depressione, spesso sull'orlo del suicidio,  i suoi amici  lo definivano un selvaggio non incline  all'uso delle posate ed alla pulizia personale

Il  pathos  che si sprigiona dalle opere di Van gogh, l'esplosività dei colori, l'angoscia, il tormento dell'animo che le sue tele evidenziano spingono Soutine a far sì che il suo linguaggio artistico diventi sempre piu' libero

linee tese e contorte, colori guizzanti in inaspettate accensioni e  violenti contrasti di luce, schemi compositivi  di grande dinamismo,   immagini sostanzialmente  raffinate,  talvolta ossessivamente ripetute nella forma e nel tema

la distorsione della forma, che risente anche dello studio appassionato  della pittura di El Greco, di Rembrand, di Toulouse Lautrec,  nulla toglie alla sostanziale figuratività delle opere di  Soutine, poichè, come afferma  De Kooning, egli distorce la figura, ma non la persona.

chicca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: chiccama alle ore 17:25 | link | commenti (5)
categorie: cultura, arte, pittura, tele, pittori, chaim soutine
giovedì, 08 maggio 2008

andar per castelli in Giordania: Ajloun, un caso a sè

 

  

 continua il racconto intorno ai Castelli del Deserto in Giordania, cioè i Castelli  degli Omayyadi (Ajloun è un caso a sè)

i post dedicato all'argomento con le note introduttive si trovano qui:

andar per Castelli in Giordania (1)

andar per Castelli in Giordania (2)

andar per Castelli in Giordania (3)

andar per castelli in Giordania (4)

andar per castelli in Giordania (5)

andar per castelli in giordania (6)

 Castello di Ajloun 

 è un caso a sè, ed è anche il castello che io amo di piu' , forse perchè vicino ad Amman e facilmente raggiungibile o forse perchè è rimasto ancora in buone condizioni ed anche molto curato dalla sovrintendenza ai Beni Culturali Giordani, o forse perchè ho un rapporto particolare col guardiano, un simpaticissimo signore di 80 anni che dice che assomiglio alla sua figliola e mi apre anche quando non dovrebbe e quindi per me è come casa

la zona di Ajloun è stata nel 70' territorio di battaglia, c'erano campi di feddayn palestinesi che si rifigiarono in quella zona durante il settembre nero, quando re Hussein ordinò l'eliminazione di quanti piu' palestinesi fosse possbile, si combatteva quindi nella zona di Jarash e di Ajloun, fin quando anche i campi in questa zona furono spazzati via...

attraverso una bella foresta di pini e oliveti, si arriva alla città di Ajloun, qui si trova il castello di Ajloun o di Qalaat Errabadh (in arabo) da cui si gode una vista splendida verso ovest nella valle del Giordano. Assomiglia ad un fortezza dei crociati, ma è stato costruito da Musulmani nel 1184-85 come un forte militare per proteggere la regione dalle forze d'invasione dei crociati. È stato costruito su ordine del governatore locale, Ezz Eddin Osama bin Munqethe, un nipote di Ayyubid Salahuddin Al-Ayyoubi (Saladino), come una risposta diretta al nuovo castello "latino" di Belvoir (EL-Hawa di Kawkab) dal lato opposto della valle di Tiberiade e come base per sviluppare e controllare le miniere del ferro di Ajloun.

Questo esempio superbo di architettura araba ed islamica è come un rettangolo con quattro torrette quadrate e un'entrata dal lato sud che domina una buona parte della valle e dei passaggi a nord della Giordania. Dalla sua posizione in vetta alla collina, il castello di Ajloun ha protetto gli itinerari di comunicazione fra la Giordania e la Siria del sud e
facev aparte della catena di forti che hanno illuminato con falò la notte per passare segnali dal Euphrate fino al Cairo. Due anni dopo che era stato completato, ha assolto ottimamente alla sua funzione poichè Saladino ha sconfitto i crociati nella famosa battaglia di Hattin nel 1189, che ha contrassegnato l'inizio della conclusione della loro occupazione della terra santa.

Nel 1214-15 il castello di Ajloun è stato ingrandito da Aybak bin Abdullah, "segretario" del Cliffo Al-Muazham ; nel 1260 è caduto in mano ai Mongoli, ma successivamente è stato ricostruito dagli Egiziani, ed è stato destinato ad essere usato come centro amministrativo delle autorità di Damasco.

Alcune delle pietre con cui il castello è stato costruito hanno delle croci incise, dando adito alla credenza che deriva dal racconto di uno storico arabo del tredicesimo secolo che dice che : “una volta era stato eretto un monastero, abitato da un monaco chiamato Ajloun; quando il monastero è caduto in rovina, il castello ne ha preso il posto ed ha assunto il nome del monaco".

Nel 1988 proprio nei dintorni del castello è stata istituita la Riserva di Ajloun, un'area protetta che si estende per 13 chilometri quadrati e custodisce meraviglie naturali e splendide specie animali.
I boschi fitti di querce sempreverdi, intervallati da pistacchi, carrubi e fragole selvatiche, sono il patrimonio ereditato della rigogliosa macchia mediterranea che un tempo ricopriva la Giordania, in seguito gravemente compromessa da diboscamento e desertificazione.
All'interno della riserva vi sono due percorsi naturali, e la sistemazione è prevista in abitazioni stile chalet. La riserva è gestita dalla Royal Society for the Conservation of Nature (RSCN). 
 

chicca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categorie: cultura, arte, giordania, castelli
mercoledì, 07 maggio 2008

andar per castelli in Giordania (sesta parte)

 

  

 continua il racconto intorno ai Castelli del Deserto in Giordania, cioè i Castelli  degli Omayyadi

i post dedicato all'argomento con le note introduttive si trovano qui:

andar per Castelli in Giordania (1)

andar per Castelli in Giordania (2)

andar per Castelli in Giordania (3)

andar per castelli in Giordania (4)

andar per castelli in Giordania (5)

 Castello di Al - Tuba 

 non è particolarmente bello, e neppure molto frequentato, facile da raggiungere è molto difficile trovarlo sui libri delle guide....

nel Wadi Ghadaf appena a 100 chilometri a sud-est di Amman, rimangono i resti del Castello Al-Tuba , la cui costruzione è possibile datarla nell'ottavo secolo sotto Al-Walid II di U, ma non è mai stato completato
Misura circa 140 x 72 metri e consiste in due strutture dello stesso formato
un cancello collega queste due costruzioni attraverso un passaggio, i loro pavimenti sono identici
Ciascuno fiancheggiato da due piccole , stanze quadrate che sporgono, le entrate principali sono situate al centro della facciata a nord di ogni recinzione
un totale di quattordici torrette semicircolari a intervalli uguali sostiene l'esterno della pietra della struttura, compreso quattro agli angoli esterni e due agli angoli uniti delle costruzioni
aull'entrare, un lungo corridoio si apre circondato da stanze
come decorazione, (disegno e materiale), Al-Tuba rievoca quella di Al-Mshatta , è accertato che sono stati costruiti allo stesso periodo
entrambi i palazzi si caratterizzano per i mattoni esterni ed interni
il palazzo è lasciato a se stesso, e per ora non ci sono possibilità che venga fatta alcuna opera di bonifica, ed è un peccato, perchè potrebbe portare turismo in una zona che ne ha veramente bisogno... 

P.S i castelli degli Omayyadi, sarebbero finiti, ne manca uno che tuttavia è molto malmesso e io ne ho foto non con la digitale, se riesco ne faccio altre quando ritorno in Giordania e le aggiungo
aprirò ora un post su Castelli dei Crociati sempre in Giordania
ma prima vi parlerò del Castello di Ajloun che è un caso a sè!!
 

chicca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categorie: architettura, arte, giordania, castelli
domenica, 04 maggio 2008

i fiori di Pierre-Auguste Renoir

devo confessare prima di tutto che il mio amore per gli impressionisti, non è grandissimo, be salvo pochi e di questi soltanto alcune opere, ma amndo in maniera totale i fiori (in particolare quelli dei fiamminghi), amo molto i fiori di Pierre-Auguste Renoir, anche se sono recisi ( per lui faccio una eccezione)

i colori e le sfumature taggiungono una qualità rara e sono una letizia per gli occhi

già perchè parlare dei  fiori di Renoir o non delle donne o dei  nudi o dei  paesaggi.? perchè i fiori sono i quadri meno conosciuti di Renoir e non per questo meno straordinari,  io li amo molto, sono vitali, passionali,  fragranti, sono sensuali, da regalare ad un amore, ad un amante, sono colmi di gioia di allegria, di voglia di vivere

i loro rossi, così particolari che si intrecciano spesso con altri  rossi  fino a perdersi nell'arancio e nel giallom come in una esplosione di colore, sono segno di forza di calore di vita

 godetevi i colori i profumi e le sensazioni, guardate ascoltando musica, magari qualcosa di Mozart...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

chi volesse notizie su

Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 25 febbraio 1841 – Cagnes-sur-Mer  3 dicembre1919) è stato un pittore francese, tra i massimi esponenti dell'Impressionismo può rivolgersi a Wikipedia

chicca

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categorie: fiori, arte, tele, pittori, pierre-auguste renoir
mercoledì, 02 aprile 2008

John Singer Sargent o dell'Italia tanto amata

 

John Singer Sargent
(1856 – 1925)

un pittore americano nato a Firenze e che amò l'Italia moltissimo,  amò in particolare Venezia che ha saputo leggere e rappresentare come pochi hanno fatto, ha raccontato i palazzi, le chiese

magari dipingendo soltanto alcuni squarci, facendoci vedere cosa lo aveva colpito, ha dipinto  le calli, i cortili interni e gli interni sia popolari sia borghesi, ha dipinto il mare, i ponti e sempre col suo particolare punto di vista

ma non ha dipinto solo Venezia, ma anche i Boboli a Firenze, Bologna Roma e le sue ville, Frascati, Capri, Girgenti, la Sicilia, il Tirolo, le Alpi e in particolare quella perla del Lago di Garda  che è San Vigilio

insomma ha attraversato da vero "viaggiatore" una infininità di paesaggi e ce li ha porti a suo modo

alcune sue tele  a me personalmente piacciono molto in particolare proprio quelle dei paesaggi, anche se lui divenne famoso e alla moda per i ritratti così dette "psicologici"

il suo stile non è facilmente classificabile, anche se fu molro attratto dall'impressionismo, on credo possa definirsi impressionista!!

chicca

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

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categorie: arte, pittura, pittori, john singer sargent
mercoledì, 30 gennaio 2008

Reginald Marsh o della vita newyorkese

 

 

 L'artista

Reginald Marsh

 ispiratore del film "Chicago" di Rob Marshall
Quando la vita e il jazz di Chicago, cantavano: "Dipingiamo la città!"

Reginald Marsh (1898-1954)  appartiene a quella generazione di giovani artisti americani che, sotto l'influenza dell'impressionismo e dell'espressionismo (e più tardi dietro la frenesia del jazz), dopo la prima guerra mondiale concentrarono la loro attenzione sulla riproposizione realistica delle scene di vita urbana newyorkese. Marsh, però, si espresse con una marcia in più rispetto agli altri, perché il mondo del cinema e dello spettacolo e, in contrapposizione, quello dei poveri e degli emarginati, lo attraevano in modo particolare. Quella, allora, era l'essenza della vita sociale delle metropoli americane e Marsh l'aveva avvertita con nettezza. Quindi, l'artista finì per ficcarcisi letteralmente dentro per coglierne, con assoluta libertà ed una vena di socialismo, le atmosfere più sexy, torbide e crude, tramite una pennellata secca e graffiante che ancor oggi suscita emozioni forti e coinvolgenti. Nelle opere di Marsh, infatti, la Grande Mela - rappresentativa anche delle altre grandi città statunitensi - pullula di sguardi lascivi e inquietanti, di gonne alzate dal vento (sbalorditiva anticipazione della Marilyn Monroe di Quando la moglie è in vacanza), di balli sensuali (ripresi forse anche oggi da Paolo Conte nel brano Boogie), di reporter al lavoro, di nuguli di ragazze al botteghino del cinema e di loschi figuri, tali da reimmergerci tout court nei colori, negli stili e perfino nei suoni del tempo! 

 Quindi, non c'è da stupirsi se il direttore della fotografia di Chicago, Dion Beebe, ha pubblicamente dichiarato che: " I set erano tutti ispirati ai quadri di Reginald Marsh " e che " Quel tipo di atmosfera tornava anche sul palcoscenico, con i corpi e gli arti dei ballerini così intrecciati tra loro, tanto che abbiamo cercato di catturare quel senso di erotismo in ogni inquadratura ". Un'atmosfera che, a nostro avviso, si avverte perfettamente nell'intera pellicola del regista/coreografo Rob Marshall, il quale, dopo la conferenza stampa del film tenutasi nel prestigioso St. Regis Grand Hotel di Roma, in esclusiva per Pittura&dintorni, ci ha dichiarato che: " Reginald Marsh è uno straordinario pittore degli anni trenta che sosteneva le cause dei poveri. Perciò nelle sue opere c'è un senso della vita e del suo scorrere nelle anime più umili della città. 

chicca

 

 

 

 

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categorie: arte, tele, pittori, reginald marsh
martedì, 18 dicembre 2007

TEMPO di NATIVITA'

vi lascio alcune riflessioni disarticolate e forse confuse, racchiuse in quattro post, sulla NATIVITA' e su cosa per me laico essa rappresenti, sono un modo di fare gli auguri a tutti colori che sono passati da questo Spazio e che avranno la pazienza di passare ancora, non so se riuscirò a salutare tutti,  lo faccio da qui, sto tornando a casa e poi avrò piu' tempo per tutto!!
un abbraccio davvero forte a tutti e anche grazie!!

mi sono sempre chiesta perchè, durante il periodo "natalizio", il mio pensiero così profondamente laico, sia sempre andato al racconto che GIOTTO fa della Natività nella Cappella degli Scrovegni
mi ha sempre "preso" nelle maglie del suo racconto essenziale, "pulito", sereno, ma anche pieno di grande pietas, di grande partecipazione
una nascita, certo non comune, ma sempre una nascita
Giotto aveva tagliato la sottile cordicella che legava la pittura ai modi e alle tradizioni bizantine, e sui muri delle cattedrali dipingeva le storie di Cristo e dei santi con grande vivacità e realismo, togliendole dall’astrattezza bizantina per calarle nel contesto semplice e quotidiano della vita, molta umanità, molta fedeltà alla natura, all’uomo, colori vivi, composizioni armoniche a volte perfette
"i racconti" della Cappella degli Scrovegni evidenziano una maggiore distensione e morbidezza delle forme, anche il tono del racconto sembra farsi più grave e pacato, e soprattutto il paesaggio, benchè più sobrio ed essenziale che ad Assisi, è in perfetta rispondenza ed armonia col ritmo del racconto....
possiamo volendo leggere in quelle "storie" parte del nostro quotidiano, letto attraverso il tempo, vissuto con partecipazione  e raccontato con "pace" e serena armonia

La Natività .....
la composizione è come spinta verso il primo piano, eppure risulta chiaramente inserita nello spazio.
per la decorazione del mantello della Vergine sono stati impiegati lapislazzuli, grande rilievo viene dato alle posizioni dei personaggi; tutti sono rivolti verso il bambino tranne Giuseppe,incredibile Giuseppe, il quale è addormentato ai piedi della mangiatoia e spicca nell’immagine (rispetto alle altre figure) grazie ai colori (perfettamente conservati) dei suoi abiti.

Image

 

Image

La fuga in Egitto
uno dei più famosi affreschi della Cappella, è immerso in un panorama roccioso come quello nelle Stigmati di S. Francesco ad Assisi, tuttavia appare piuì morbido, meno rigido, Maria e il bambino formano un gruppo isolato nel centro della scena, la loro solennità è raccontata anche dalle pieghe ricche, meravigliose del suo mantello, il suo profilo è molto più convincente di alcuni di Assisi, come se Giotto si fosse liberato definitivamente dal pregiudizio medievale, noi possiamo solo immaginare l'effetto sorprendente che questa immagine della Vergine ha dovuto avere sui contemporanei di Giotto, abituati come erano alle convenzioni rispettate dagli altri pittori.

alla fine pensandoci Giotto ha dipinto anche per me, ha rappresentato Una Natività come anche un laico voleva sentirsi raccontare, la maestosità e nelle stesso tempo la morbidezza delle figure, dei visi, delle sensazioni, credo appartengano a tutta la collettività sia dei credenti , sia dei non credenti

la NATIVITA' come nascita...

P.S. mi corre l'obbligo di precisare che non mi ritengo nè un critico d'arte, nè tanto meno un "conoscitore" profondo di questa splendida attività degli uomini, ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di "bottega", vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l'architettura, ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte "amoroso", non posseggo quella severità e estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri, molto spesso mi muovo "a pelle", per cui quanto scrivo è sempre una mia personale convinzione e non la verità

postato da: chiccama alle ore 03:04 | link | commenti (35)
categorie: racconto, arte, emozioni, pittori, nativita

TEMPO di NATIVITA'

vorrei continuare il mio discorso sulla nascita e sul significato "laico" di questa parola, anche se a dirla tutta credo che anche nel sentire dei non credenti ci sia un sentimento religioso che potrebbe essere rappresentato dal superamento di un credo religioso o di una fede ed essere un atteggiamento umano  di rispetto verso la persona nella sua integralità, libertà, singolarità e diversità, e rappresentare anche il desiderio di riconoscere o di relazionarsi con il Mistero e forse anche nel porci continuamente domande sul nostro rapporto con gli altri
nel momento della nascita la figura della MADRE ha da sempre racchiuso in sè la simbologia religiosa e profana senza alcuna distinzione
LA MADRE terra, LA MADRE di Dio, sono sempre e comunque origine di vita, rinascita e salvezza
molti Grandi hanno raccontato LA MADRE, definendola in tanti modi, Madonna, Maria, Vergine, alcune di queste raffigurazioni sono ormai all'interno della storia dell'arte, ma anche di quel "sentimento religioso" che appartiene all'Umanità intera
vorrei ricordarne , alcune meno note, ma a mio "soggettivissimo" giudizio molto significative:

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di Gerard David . La Madonna della pappa -

pittore molto popolare per il suo tempo, fiammigo, lavorò molto a Bruges, esportò le sue opere im molte parti d'Europa. tra fine '400 e inizio '500
le sue opere sono state piu' volte copiate, il suo lavoro si rivolgeva spesso verso temi religiosi, sempre con grande dolcezza di toni e di colori

la scena è ambientata dentro ad una casa, dove sembra regnare quiete e tranquillità, molti sono i simbolismi che hanno avvolto il racconto degli oggetti nel quadro: la mela che rappresenta il peccato originale, il pane che rappresenterebbe l'Eucarestia, e la figura di Maria che sta facendo magiare il figlio, viene letta come strumento di salvezza in contrapposizione alla mela
forse troppa simbologia che a volte distoglie dalla "pienezza" del quadro, che è a mio avviso una splendida ed umanissima espressione di una MADRE.

Image

 
di Luca Cambiaso - La Madonna della candela -

Pittore ligure nacque a Moneglia nel 1527, lavorò soprattutto nella sua terra eper la corte spagnola.

questa Mdonna della candela è forse l'opera piu' riuscita di quelle denominate "notturni", che avevano come punto di riferimento un notevole rigore spaziale anche nella rappresentazione della figura, i colori sono pochi, ma sempre molto intonati e come in questo caso "caldi" e avvolgenti e dove la luce, non naturale, diviene un elemento fondamentale al racconto.


sicuramente un'opera che rappresenta una adesione alle motivazioni della Controriforma, un cogliere la MADRE in un momento incrdibilmente intimo e nello stesso tempo universale
postato da: chiccama alle ore 02:44 | link | commenti (2)
categorie: racconto, arte, emozioni, pittori, natività

TEMPO di NATIVITA'

uno dei dipinti che magistralmente interpreta le madri, nel loro passare del tempo e delle generazioni è :
Le tre età della donna di Gustav Klimt

Image


la bimba dormiente, io credo sia il fulcro del racconto, in lei vi è la "religiosa" inconsapevolezza della crudeltà della vita, del dolore, ma anche un appagamento quasi sensuale della "nascita"
mella figura della "vecchia", col viso coperto come a non voler raccontare alla fanciulla cosa sarà il futuro, c'è un incontro con tanathos, forte, ma nel contempo non tragico fino in fondo, lo sfondo che l'avvolge è dorato e luminoso, sicuramente pervaso di sentimento religioso è "donna", dove è racchiusa tutta la forza della "Grande Madre generatrice", e in questo è l'essenza della maternità, generatrice di Umanità
questa Umanità che stiamo perdendo, guardando i visi delle donne contemporanee, che non hanno spesso il dono di vedere le loro "creature" avviarsi alla pienezza della vita, ma che nonostante tutto "amano", amano profondamente e ancora conservano le lacrime purificatrici del dolore
in questo momento,  e pensando al dolore delle madri, ho il desiderio di mettere come momento "religioso" alto , "come un urlo contro la guerra" contro la disumanità che percorre senza freno le nostre strade
un quandro di Picasso: GUERNICA

in cui non  c'é quasi colore, non c'é rilievo o plasticitá nelle figure, eliminando il colore e il rilievo si stronca il rapporto dell'uomo col mondo; non c'é piú vita, rinunciare al colore significa affidare all'efficace contrasto del bianco e del nero il senso di tragedia e di angoscia della rappresentazione della morte, dove ancora vengono rappresentate MADRI
una donna urla per la morte del figlio 
una donna alla finestra brandisce una fiaccola
una donna corre come una pazza verso il cavallo

 

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categorie: arte, emozioni, pittori, matività

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