mercoledì, 30 gennaio 2008


Reginald Marsh o della vita newyorkese


 

 

 L'artista

Reginald Marsh

 ispiratore del film "Chicago" di Rob Marshall
Quando la vita e il jazz di Chicago, cantavano: "Dipingiamo la città!"

Reginald Marsh (1898-1954)  appartiene a quella generazione di giovani artisti americani che, sotto l'influenza dell'impressionismo e dell'espressionismo (e più tardi dietro la frenesia del jazz), dopo la prima guerra mondiale concentrarono la loro attenzione sulla riproposizione realistica delle scene di vita urbana newyorkese. Marsh, però, si espresse con una marcia in più rispetto agli altri, perché il mondo del cinema e dello spettacolo e, in contrapposizione, quello dei poveri e degli emarginati, lo attraevano in modo particolare. Quella, allora, era l'essenza della vita sociale delle metropoli americane e Marsh l'aveva avvertita con nettezza. Quindi, l'artista finì per ficcarcisi letteralmente dentro per coglierne, con assoluta libertà ed una vena di socialismo, le atmosfere più sexy, torbide e crude, tramite una pennellata secca e graffiante che ancor oggi suscita emozioni forti e coinvolgenti. Nelle opere di Marsh, infatti, la Grande Mela - rappresentativa anche delle altre grandi città statunitensi - pullula di sguardi lascivi e inquietanti, di gonne alzate dal vento (sbalorditiva anticipazione della Marilyn Monroe di Quando la moglie è in vacanza), di balli sensuali (ripresi forse anche oggi da Paolo Conte nel brano Boogie), di reporter al lavoro, di nuguli di ragazze al botteghino del cinema e di loschi figuri, tali da reimmergerci tout court nei colori, negli stili e perfino nei suoni del tempo! 

 Quindi, non c'è da stupirsi se il direttore della fotografia di Chicago, Dion Beebe, ha pubblicamente dichiarato che: " I set erano tutti ispirati ai quadri di Reginald Marsh " e che " Quel tipo di atmosfera tornava anche sul palcoscenico, con i corpi e gli arti dei ballerini così intrecciati tra loro, tanto che abbiamo cercato di catturare quel senso di erotismo in ogni inquadratura ". Un'atmosfera che, a nostro avviso, si avverte perfettamente nell'intera pellicola del regista/coreografo Rob Marshall, il quale, dopo la conferenza stampa del film tenutasi nel prestigioso St. Regis Grand Hotel di Roma, in esclusiva per Pittura&dintorni, ci ha dichiarato che: " Reginald Marsh è uno straordinario pittore degli anni trenta che sosteneva le cause dei poveri. Perciò nelle sue opere c'è un senso della vita e del suo scorrere nelle anime più umili della città. 

chicca

 

 

 

 

postato da: chiccama alle ore 17:32 | link | commenti (6)
categorie: arte, tele, pittori, reginald marsh


le mie rose


       
 
     
 
 

chicca

 

postato da: chiccama alle ore 17:15 | link | commenti (5)
categorie: fiori, rose

lunedì, 28 gennaio 2008


[assenza dalle parole perdute]


 

c’è silenzio nella mia voce
appare e scompare,
eco di luce al tramonto,

[assenza dalle parole perdute]

armonia melanconica di vento
frusciante alla finestra buia

chicca

postato da: chiccama alle ore 07:31 | link | commenti (20)
categorie: poesia, sensazioni

domenica, 27 gennaio 2008


STORIED@IBRIDO


questa è una prova!!!

gli amici di ibrid@mente,  che ringrazio di cuore, hanno pubblicato un mio pezzo, nella sezione

STORIED@IBRIDO,

lo trovate qui:  Tra Occidente e Oriente, migrante

chicca

postato da: chiccama alle ore 13:53 | link | commenti
categorie: racconto, storied@ibrido

sabato, 26 gennaio 2008


STORIED@IBRIDO


gli amici di ibrid@mente,  che ringrazio di cuore, hanno pubblicato un mio pezzo, nella sezione

STORIED@IBRIDO,

lo trovate qui:  Tra Occidente e Oriente, migrante

chicca

postato da: chiccama alle ore 16:00 | link | commenti (10)
categorie: racconto, storied@ibrido


Wassili Kandinsky: Der blaue Reiter


 

 

II movimento Der blaue Reiter (II cavaliere azzurro)  fondato da

Wassili Kandinsky

nel 1911, non è la seconda ondata (non fìgurativa), dell'Espressionismo della Bruche, nel quadro della cultura europea del tempo, ma va considerato in rapporto ed in contrasto al Cubismo, di cui riconosce l'azione rinnovatrice ma di cui contesta, come un limite a quell'azione stessa, il fondamento razionalistico, e, implicitamente, realistico

 Wassili Kandinsky

(Mosca 1866 - Neuilly-sur-Seine 1944)

deve alla sua cultura orientale la spinta verso il rifiuto del razionalismo, in nome di un totale rinnovamento dell'arte in senso anticlassico, irrazionalistico, antinaturalistico. Per questo tutta la sua ricerca, la sua didattica, la sua attività artistico-promozionale (il Blaue Reiter e, più tardi, i corsi al Bauhaus) si impostano in posizione antitetica rispetto al Cubismo

al concetto di «forma e rappresentazione», Kandinsky contrappone quello di un'estetica fondata sul segno, egli crede alla forza simbolica dello spirito, che si manifesta in termini di lirismo interiore, espressione della sensibilità immediata

dopo un primo periodo, a Monaco, legato ad una rappresentazione simbolica ispirata al folklore, all'arte popolare russa, e alla ispirazione musicale («Io cercavo» scriveva «di esprimere la musicalità della Russia mediante le linee e la distribuzione dei punti colorati»), arriverà, nel 1910, al suo primo Acquerello astratto nel quale, peraltro, non superava alcuni riferimenti di carattere naturalistico
la sua pittura, da allora, entrava sempre più in una fase musicale, è del 1911 il suo saggio «Dello Spirituale nell'arte»
attraverso tre  gruppi di opere che egli chiama Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni, passerà da un riferimento naturalistico ad un tipo di pittura in cui le forme diventano cristalline, lucide, rendendo astratte anche le istanze
mistico-simboliche
dopo il periodo del Blaue Reiter ('12-14 circa), tornava in Russia, dove rimaneva fino al '21, seguirà, a questi anni (durante i quali fu funzionario dell'amministrazione sovietica delle Belle Arti, e la sua produzione artistica fu molto rallentata) il periodo «freddo» del Bauhaus, quando aderirà definitivamente al Costruttivismo, l'insegnamento al Bauhaus rappresentò per Kandinsky un lavoro enorme; prepara allora il suo noto testo
«Punto, linea e superficie»
nel quale difende la teoria della pittura, che, come quella della musica, ha lo scopo di «trovare la vita, rendere percettibile la sua
pulsazione e fissare in quello che vive ciò che è conforme alla legge»
egli analizza il punto, che è, allo stesso tempo, lo zero e il momento di intervallo tra il tacere e il parlare, e che, nella pittura, diviene elemento indipendente, se una forza esterna lo sposta sulla superficie, nasce la linea, retta se il punto è spinto da una sola forza, a zig zag o curva se due forze agiscono alternativamente, o allo stesso tempo
la superfìcie, a sua volta, può essere mossa nello spazio, specialmente a mezzo del colore, l'ultimo periodo di lavoro di Kandinsky, a Parigi, rappresenta una sintesi straordinaria delle sue esperienze, come dice l'Argan:

""sintesi di tecnica e intuizione, di irradiazione verso altre esperienze della sensibilità spirituale, in particolare verso la musica e verso il pensiero scientifico. Il colore, un colore splendente, sontuoso, simbolico, diventa allora protagonista assoluto""

lo spirituale per Kandisky non è affatto l' «ideale» dei simbolisti: il simbolo è anch'esso una forma a cui corrisponde un significato dato, e va respinto,  lo «spirituale» è il non-razionale; il non-razionale è la totalità dell'esistenza, in cui la realtà psichica non è distinta dalla realtà fisica, il segno non preesiste come una lettera nella serie alfabetica,  è qualcosa che nasce dall'impulso profondo dell'artista e che dunque è inseparabile dal gesto che lo traccia

chicca
(liberamente interpretato da un testo di G.C.Argan)

 

 

 

postato da: chiccama alle ore 06:34 | link | commenti (12)
categorie: pittori, kandinsky, der blaue reiter

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