venerdì, 30 novembre 2007


"Talking Timbuktu" ...and ...around...


 

memorie  e memorie

fra queste memorie  c'è senza dubbio un musicista grandissimo,  forse il piu' grande che il Mali (paese frai piu' poveri del mondo..), abbia avuto

 un musicista che si è ritirato da tempo a lavorare la terra in un villaggio a 20 km da Timbuctu,  un musicista che risponde al nome di 

Ali Farka Toure

 e  che un altro straordinario uomo di musica ha scoperto e fatto conoscere a tutto il mondo

sì,  parlo di Ry Cooder,

quello che è sempre alla  ricerca della musica non manipolata, delle sonorità che si aprono dalla  terra e alla  terra ritornano

insieme hanno dato origine ad uno dei dischi piu' incredibili  di questi ultimi anni:

TALKING TIMBUCTU

1994

clik sulla figura per ascoltare il brano "Ai Du"

ckik sulla figura  per ascolatre il brano  "Amandral"

 

di Rosa Rafele (considerazioni)

"""Il titolo (allo stesso tempo evocativo e rievocativo) ci dice già molto di questo album.
In Anatomia dell'irrequietezza Bruce Chatwin parla di due Timbuktu:  la città del mito, ricco centro culturale e commerciale dell'Africa Occidentale  e l'attuale centro amministrativo del Mali (uno dei paesi più poveri del mondo),
città di sabbia e fango. Ascoltandola ho avuto l'impressione che questa musica  rievocasse la prima ed evocasse la seconda, che l'atto del "talking" fosse rivolto contemporaneamente  al passato e al presente (forse anche al futuro) di un mondo.  Mi pare che ciò che rende più intensa questa vocatio sia il fatto di essere stata scritta
e cantata non in Africa, ma negli Stati Uniti (dove hanno avuto luogo le sedute di registrazione),
quindi la distanza. L'intero disco - Toure scrive nel libretto - ci racconta delicatamente come,
contrariamente a quello che comunemente pensiamo, Timbuktu non sia in fondo al mondo,
ma esattamente al cuore di esso. E ce lo dice dal posto che noi occidentali siamo abituati
a considerare come il centro di tutto.

Talking Timbuktu è la storia di un incontro tra due mondi diversi,  tra le sabbie rosse del Mali e la Florida, le acque del Niger e quelle del delta,  tra il sonhai e il blues, tra strumenti musicali come chitarre elettriche, calabash e congas.
E' il frutto del lavoro di un combo prodigioso di musicisti africani e americani.
E' Ry Cooder e Ali Farka Toure. Ali scrive tutte le canzoni (con l' eccezione di un tradizionale rivisitato)  e Ry lo accompagna e lo asseconda.  Mi ha sempre affascinata l'immagine di copertina di un disco degli Afghan Whigs: una giunonica donna nera  con in grembo una bambina bianca urlante, entrambe nude. Ecco l'immagine che io associo alla musica di questo album. E' la traduzione in musica e canto di un portato emozionale oltre i generi. Dieci canzoni o meglio dieci pezzi dilatati,  lenti, caratterizzati dalla ripetizione degli accordi e dei riff delle chitarre. Pezzi ibridi,
dove l' incrocio tra uomini e stili differenti crea soluzioni inaspettate. Si intrecciano senza forzature assolo di chitarra,
 che potremmo definire blues, a percussioni africane, con la conseguenza di una diversa scansione del tempo,
fiati njarka e il basso vagamente jazz di Patitucci. Ripeto che la percezione che ne ho avuto è stata di spontaneità,
come se questi due mondi non fossero separati da così tanto mare.
Forse perché, come dice Ali "quello che voi chiamate blues, per me è sonhai, tanghana, tradizioni musicali del mio paese,  se Hooker è i rami e le foglie, io sono le radici e il tronco.  Il blues è la musica che l'America ha fatto propria senza riconoscere il suo debito verso l'Africa".  Su questo tessuto sonoro spicca la voce di Toure che canta testi scritti nelle lingue Songhai,  Bambara, Peul e Tamasheck e, come sottolinea Cooder, il linguaggio rappresenta semplicemente  una differenza e non una barriera. Le liriche raccontano d'amore, di donne, della felicità,
di spiriti del fiume con assoluta semplicità.  L' unica canzone in cui Ali usa in parte la lingua coloniale (il francese) è Keito e, forse,  non è un caso che l'argomento sia il reclutamento di giovani africani per combattere una guerra
di cui non conoscono le ragioni. Le atmosfere sono a volte cupe, ma più spesso solari (fra tutte Soukora e Lasidai).
La conclusione del disco è affidata allo splendido tradizionale Diaraby, che ci prende per mano,  ci porta a un passo dal cielo e poi ci lascia cadere di nuovo.

Un'ultima notazione riguarda la "classificazione" di questo disco.  Io l'ho trovato (a fatica) in uno scaffale di "World Music", "musica del mondo",  creatura e oggetto delle idee e del mercato occidentali.
 Come è stato sottolineato più volte da insigni studiosi e recentemente nel seminario internazionale "Etnologia e World Music", ospitato dalla fondazione Cini di Venezia dal 25 al 27 Gennaio 2001, la "World Music" è divenuta un'etichetta commerciale che raggruppa e appiattisce espressioni musicali completamente diverse fra loro quando non favorisce spregiudicate operazioni commerciali, insomma "un modo non troppo sottile per riaffermare l' egemonia della cultura pop occidentale" (D. Byrne) e per ghettizzare le altre musiche del mondo (Boccitto).
Non è questo il caso di Talking Timbuktu, che è pura musica creola ,
<<quella che Ali Farka Toure realizza con Ry Cooder non è world music, ma musica contemporanea:
non ha bisogno di essere protetta dagli etnomusicologi,
ma neanche di essere imprigionata nel ghetto di un'etichetta commerciale>>
(Giannattasio)."""

postato da: chiccama alle ore 10:40 | link | commenti (23)
categorie: musica, ry cooder, ali farka toure


Il mondo in uno zoo ...


 ieri 29 novembre la  Palestina  ricordava  l'approvazione nel 1947, della risoluzione 181 che divideva  la "colonia"  britannica di Palestina un due parti, ed iniziava per il popolo palestinese la lunga marcia verso la disperazione...

non ho intenzione di fare discorsi politici o cose simili, conosco quella realtà perchè vivo da 24 anni per molti mesi l'anno ad Amman,  conosco i campi profughi, conosco la disperazione e la paura e anche l'odio che nasce e prospera da ogni parte, conosco la follia di impiegare 4 ore  all'andata e 4 al ritorno, per fare 12 km,  per andare a lavorare,  tutti i giorni, conosco la sofferenza  di chi si è visto espropriato della casa, della terra, e della sua identità.....

nessuno dei Signori delle Nazioni Unite ha mai chiesto ai palesttinesi cosa loro ne pensavano di quella spartizione ed erano i 2/3 della popolazione... erano senza voce allora lo sono anche ora...

voglio qui postare un articolo di  Amira Hass giornalista del quotidiano israeliano "Haaretz " scritto il 16 ottobre,  la traduzione non è mia, ma è di CV ed è preso da  ZMAG.org  che ringrazio molto!!

Il mondo in uno zoo
Israele ha trasformato la Striscia di Gaza in uno zoo

Amira Hass

Dal 1991 Israele sta utilizzando la parziale o totale chiusura degli abitanti di Gaza nella loro gabbia, per periodi brevi o lunghi, come strategia politica: talora è presentata come forma di punizione, altre volte come un deterrente e sempre come preludio di un piano politico. Fino a poco tempo fa sembrava che le condizioni di chiusura non potessero essere peggiori.

**************

Uno zoo. Questo è uno dei modi in cui i palestinesi descrivono le condizioni in cui circa un milione e mezzo di loro stanno vivendo: in un’area di 360 chilometri quadrati, chiusa su tre lati da complessi reticolati, mura e torri di controllo militari e ad ovest dalle navi della marina israeliana che chiudono lo sbocco sul mare. Sopra di loro, in cielo, aerei senza equipaggio e palloni aerostatici fotografano senza sosta tutto quello che succede all’interno di questa gabbia chiusa, che ha sette passaggi per connettersi al mondo, tutti quanti chiusi quasi ermeticamente.

Nel corso degli ultimi quattro mesi, Israele ha concesso a quasi duemila persone di uscire dalla Striscia di Gaza – una minoranza di questi erano ammalati, più di metà erano importanti attivisti di Fatah o lealisti in fuga da Gaza; e il resto era costituito da persone in possesso di una doppia cittadinanza o di visto per lunghi soggiorni all’estero. Giusto per fare un confronto: nel 1999, solo attraverso il confine di Rafah passavano 1400 persone al giorno, oltre alle migliaia che attraversavano il valico di frontiera di Erez, nonostante la politica di chiusura permanente. Adesso un milione e mezzo di esseri umani vivono con la consapevolezza che le dimensioni del loro mondo sono di 41 chilometri di lunghezza e 12 di larghezza.

Il paragone ad uno zoo è stato fatto dal dottor Mamdouh al Aker, un dottore che dirige la Commissione Palestinese Indipendente per i diritti dei cittadini. Per un altro abitante di Gaza, un importante uomo d’affari i cui impianti alimentari sono in funzione al 5 percento delle loro possibilità, la situazione gli ricorda un ospedale: come i pazienti, gli abitanti non lavorano, ma ricevono cibo. Non lavorano perché da quattro mesi Israele ha proibito non solo il passaggio di qualsiasi prodotto di Gaza al mercato, ma anche l’ingresso di qualsiasi materia prima o mezzo di produzione. Se i prezzi dei beni continueranno ad aumentare e la crisi monetaria peggiorerà a causa dell’interruzione dei contatti fra banche israeliani e banche di Gaza, le organizzazioni di aiuto internazionale presto dovranno aumentare i quantitativi di cibo che donano, che attualmente costituisce circa il 10 percento degli approvvigionamenti che vengono introdotti. Forse verrà il giorno in cui faranno cadere pacchi di cibo dagli elicotteri.

I governi di Israele, Stati Uniti e dell’Europa considerano l’imprigionamento ermetico di un milione e mezzo di esseri umani e la distruzione completa dell’infrastruttura economica di Gaza una risposta adatta ad Hamas, almeno fino a quando cadrà. Sembra che il “governo” di Ramallah sia d’accordo con loro. In realtà il capo del “governo” di Gaza, il primo ministro Ismail Haniyeh, ha suggerito che il regime esclusivo di Hamas a Gaza è temporaneo. Ma la natura temporanea dipende dal successo del dialogo fra Hamas e Fatah, mentre Israele e gli Stati Uniti vietano al presidente palestinese Mahmoud Abbas di portare avanti questo dialogo. E Abbas, in ogni caso, al momento è fermo all’approccio che considera Hamas come un’entità ostile.

Come sempre, gli studenti cui non viene consentito di uscire sono una minoranza la cui reclusione riflette la misura del danno inflitto al futuro palestinese. Da anni Israele impedisce che gli abitanti di Gaza studino nella West Bank. Di conseguenza, coloro che vogliono intraprendere studi superiori a livello universitario devono andare all’estero.

Prendiamo per esempio 10 ottimi studenti che abbiano ricevuto una borsa di studio per un master o per corsi accademici in Germania. Prendiamo parecchie centinaia di studenti che già studiano all’estero e sono stati bloccati a Gaza durante l’estate e altri che si sono iscritti quest’anno per studiare all’estero. Il contributo essenziale al futuro della loro comunità da parte di tutti questi studenti è certo. Ma se non escono da Gaza oggi, subito, alcuni di loro perderanno la loro borsa di studio, altri il primo semestre dell’anno scolastico e altri ancora l’intero anno. Migliaia di altri giovani hanno semplicemente rinunciato alle loro aspirazioni di studiare all’estero per la politica del blocco delle uscite. E quando non si ha l’opportunità di conoscere il mondo, il mondo secondo Hamas e gli orizzonti religiosi che offre diventano i più persuasivi.

Dal 1991 Israele sta utilizzando la parziale o totale chiusura degli abitanti di Gaza nella loro gabbia, per periodi brevi o lunghi, come strategia politica: talora è presentata come forma di punizione, altre volte come un deterrente e sempre come preludio di un piano politico. Fino a poco tempo fa sembrava che le condizioni di chiusura non potessero essere peggiori. Gli ultimi quattro mesi hanno provato che c’è sempre un “peggio”.

 

postato da: chiccama alle ore 00:56 | link | commenti (8)
categorie: palestina, israele

mercoledì, 28 novembre 2007


sulla donna e Nizar Qabbani..


 vorrei ricordare le donne in un momento in cui si parla di loro,  e della violenza che troppo spesso le riguarda , parlandovi di Nizar Qabbani e della sua poesia, ha cantato le donne e il suo amore per esse

conobbe anche la complessità dei problemi legati alla condizione della donna, una sua poesia "Incinta" , fece molto rumore nel mondo arabo, raccontava di una fanciulla sedotta e abbandonata, che non vuole dare un padre alla sua creatura

ed anche le prime righe di  "Diario di una donna disincantata!" incitano la donna d'Oriente a prendere coscienza di sè

 
...Insorgi! Vorrei che tu insorgessi...
Insorgi contro quest'Oriente di prigionieri, di ospizi,
d'incenso!
Insorgi contro la storia, vinci il pregiudizio!
Non temere nessuno.....

ho amato questo poeta , anche grande amico di mio padre, da tempi lontanissimi, ho conosciuto una parte dell'amore attraverso i suoi versi sensuali, dolcissimi
nasce a Damasco nel 1923, si laurea in legge sempre a Damasco e nel 1945 intraprende la carriera diplomatica ed  assume incarchi importanti al Cairio, Ankara, Londra, Beirut. Pechino, Madrid, Parigi, nel 1966 per gravi motivi personali abbandona la vita pubblica  e scrive, scrive e non solo d'amore, ma anche di politica
Qabbani si può sicuramente considerare uno dei piu' raffinati e tormentati esponenti della poesia araba contemporanra,  per la sua vitalità,
spregiudicatezza,  per il suo essere continuamente alla ricerca di emozioni, un menestrello sempre pronto a cogliere uno sguardo languido e a cantarlo
 la donna è per lui , un po' angelo e molto essere  sensuale, egli diceva sempre "La vita priva del calore femminile sarebbe non pensabile"
 
...Nelle mie vene c'è una donna
cha cammina con me tra le pieghe del mantello.
Sibila, soffia nelle mie ossa,
sì che fa del mio petto un focolare...
 
non ha mai cantato un amore vago ed  etereo, ma le struggenti emozioni che la donna in lui suscita, felicità, amarezza, desiderio, nostalgia
per lui non esiste "La Donna", ma tante donne, vere, ingenue o maliziose, ma sempre creature fatte di carne
egli è spontaneo ed istintivo, immediato nella espressione o suoi versi contengono metafore ed immagini che riprendono a volte il poetare antico dei cantori che col rababa allietavano  le notti dei beduini sotto le tende
 
...Nella sua bocca una supplica
Mi sussurra: vieni..
verso una azzurra libertà
i cui confini sono l'impossibile...

La donna che Nizar ama e desidera è una donna fiera e libera, dolce e appassionata, con ombre e luci in cui specchiarsi, scrisse anche della natura, della notte e della luna
 
...Fermati con me, o tu dai riccioli castani,
nella contrita preghiera della sera:
guardiamo la notte disporre stelle
sopra la collina del villaggio, intimorita,
e disegnare sui tetti nastri di luce dalle forme fantastiche....
 
dopo il 1967 cominciò a scrivere anche di politica, il desiderio  di regimi democratici, non asserviti all'Occidente e liberi

se gli chiedevi cosa fosse per lui la poesia. sorrideva e diceva:
 
"Rubare il fuoco, era la mia passione, non rubavo il fuoco del cielo come Prometeo, il cielo non mi interessava, cercavo il fuoco della terra
La poesia non è fuoco celste, nè vittima sacra e neppure un prodigio dell'invisibile. Le fonti della poesia sono umane, comporre poesia è un atto umano. Parlare di <demoni della poesia>, delle Muse, dell'ispirazione, di rivelazione è tentare di dare alla poesia una forma magica, trasformare in maghi i poeti.  Non credo in realtà  a queste fonti metafisiche e non mi entusiasma spogliare la poesia della sua natura  umana per rivestirla del cilicio dei profeti.  Il poeta si immerge nell'anima della Umanità, trasmigra nell'esistenza del mondo, è un viaggio verso l'uomo
Ci sono poeti che viaggiano all'interno di se stessi, il mio è un viaggio diverso, non danzo sulle mie carte come un derviscio: ho bisogno di aria aperta e di gente viva.  Il poeta è la voce, e la voce  è lo strumento umano senza la quale la parola sarebbe impossibile
Tre sono le chiavi della mia poesia: la fanciullezza, la rivoluzione e la follia
fanciullezza come tutto ciò che  è spontaneo, scoperta delle cose
rivoluzione  come gli avvenimenti che scuotono, scindono e spezzano ogni eredità culturale
follia  come disgregazione del vecchio orologio della ragione, l'opposizione accanita ad ogni giudizio emesso su di noi prima della nostra nascita..."

  Nizar Qabbani  è tutto questo, ma anche molto altro,  in italiano non esistono traduzioni dei suoi libri, soltanto  se non sbaglio un vecchissimo saggio con alcune poesie del 1976 a cura dell'Università di Palermo e dell'Istituto per l'Oriente di Roma
molto famoso invece è in inghilterra e in inglese sono stati tradotti tutti i suoi libri
era per me una persona speciale
chicca
P.S. ne ho messe alcune in rete tradotte dall'arabo qui:
quando ho tempo ne tradurrò e metterò delle altre!!!!
su internet se ne trovano in inglese se qualcuno si vuole dilettare.:)))
.. come mi sembra faccia benissimo Anna!!!
chicca
postato da: chiccama alle ore 01:18 | link | commenti (23)
categorie: poesia, donne, nizar qabbani

martedì, 27 novembre 2007


dei desideri


 

        oggi è una giornata nata male!!! speriam che cambi prima di notte,

di quelle giornate dove  non hai voglia di far niente,

ma devi fare, di quelle giornate dove l'unica voglia reale è

              quella dell'ozio, vorre essere Oblomov oggi...sìììì,

e spesso quando sono così in un stato non del tutto "ragionevole"

mi vengono negli occhi, nel cuore, nelle orecchie

dei desideri....

vorrei chiudere

in una scatola

di confetti colorati

i mei diciotto anni

".....Hello darkness, my old friend,
I've come to talk with you again....."

 

 

chicca

 

postato da: chiccama alle ore 17:12 | link | commenti (14)
categorie:

domenica, 25 novembre 2007


L' OUD O DELLA MAGIA DI Munir Bashir


 vi presento una parte di me attarverso quella che è diventata nel tempo la mia musica, che assieme ai colori e alla poesia sono il mio vivere

 amo Mozart e Bach e Chopin tanto e i classici, amo il blues, il jazz, il rock,  i cantautori francesi e alcuni italiani , americani ed inglesi, 

 ma amo sopra ogni cosa l'oud di Munir Bashir (*)

 

conosco questo straordinario interprete e compositore da quando ero piccola, il suo strumento l'Oud o Ud (in arabo legno), è per intenderci il "liuto arabo" , risalente al VII secolo circa, strumento comune alla zona del Medio Oriente, Turkia, Grecia, è uno strumento "solista" o da grande orchestra

non sto a raccontarvi le "modalità" della musica araba per Oud, perchè argomento non facile,  per ora ascoltiamo, poi in post successivi ci occuperemo anche delle sue caratteristiche

Munir Bashir non c'è piu' da qualche anno, viveva a Budapest ultimamente dove insegnava al conservatorio, appassionato di musica "occidentale" ha saputo fondere o come diceva lui "confondere" , adesso potremmo anche dire "ibridare" la musica classica con la tradizione popolare araba in particolare curda ed irakena

conosciutissimo in tutto il mondo in particolare in Francia venne in italia pochissime volte e una volta anche per una mia fortissima insistenza, e pensare che suonava con l'OUD alcuni pezzi di Verdi in maniera straordinaria, ma noi italiani per quel che riguarda la Musica siamo spesso molto provinciali e seguiamo l'onda lunga delle mode...

il suo talento l'ha trasmesso al figlio Omar che forse è ancora piu' improvvisatore del padre, perchè la caratteristica fondamentale del suonare l'OUD è l'improvvisazione

vi consiglio,  mentre ascoltate il pezzo che vi propongo,  di leggere questa poesia di Nizar Qabbani poeta siriano di cui vi parerò in seguito, la poesia è una poesia d'amore come il pezzo musicale è un canto d'amore

 

 FUOCO
 
L'amo. Piu' bruciante del fuoco,
piu' violento dell'urlo di un uragano,
piu' aspro dell'inverno è l'amor mio per lei.
Qual effusione di lacrime!
Se il mio pensiero le sfiorasse il seno,
la brucerei con i miei desideri,
o se inavvertitamente il suo seno si scoprisse,
con torbido occhio la fisserei
Incommensurabile è il mio amore per lei,
come ella mi scorresse nelle vene.
La voglio io solo. Altri
non pretenda la sua passione! Quelle son colline mie..
Su di esse voglio far scorrere la mia mano,
per la mia diffidenza, per l'eccesso del mio amore.
L'amo io solo. Nè mi nuoce
che le stelle raccontino la mia storia.
L'alba attinge alla sua luce,
il tramonto alla mia.
Finchè tu resti mia, mio è il segreto della sera,
mie son queste lune..
Gli astri della notte son per me un manto,
Sulla palpebra dell'Oriente è il mio fazzoletto.

(Nizar Qabbani - mia traduzione)

Munir Bashir (*), la trascrizione dall'arabo del suo nome non è uguale in tutte le lingue, potreste trovare anche Mounir Bachir 

aggiornamento:

vi consiglio di visitare questo link

Musica per organi interni

è nel  Blog di Melpunk66 ...si parla di Oud.... e non solo!!

 

postato da: chiccama alle ore 00:40 | link | commenti (39)
categorie: musica araba, oud , munir bashir, munir beschir

sabato, 24 novembre 2007


GIOCO dei FRATTALI: conclusioni


 PER PRIMA COSA GRAZIE A TUTTI COLORO CHE HANNO ACCETTATO DI GIOCARE  E ANCHE A COLORO CHE SONO PASSATI, E NON HANNO GIOCATO, MA CI HANNO GENTILMENTE COMMENTATO

DEVO DIRE CHE NON SPERAVO DI AVERE SOTTO IL NASO TANTI POSSIBILI  TITOLI CHE MI PIACCIONO TUTTI, PERCHE' EVIDENTEMENTE APAPRTENGONO AL VOSTRO "MONDO" E A COME GUARDATE CIO' CHE AVETE INTORNO

ALCUNI TITOLI SONO MOLTI SIMILI FORSE GLI IMPUT ERANO SIMILI E ANCHE QUESTO è SIGNIFICATIVO, QUANDO IL SEGNO GRAFICO SI AVVICINA MAGGIORMENTE AD UN "MODELLO CONOSCIUTO" ANCHE I SIGNIFICATI SI UNIFICANO..

HO NUMERATO I FRATTALI COMINCIANDO DAL PRIMO IL ALTO DEL PRIMO POST, I POST ERANO TRE E CONTENEVANO OGNUNO TRE FRATATLI, QUINDI I NUMERI SARANNO DALL' 1 AL 9.

CHI VOLESSE CONTINUARE A GIOCARE PUO'  FARLO TRANQUILALMENTE E IO INSERIRO' I NUOVI TITOLI NELLA TABELLA!!

ANCORA GRAZIE!!!

chicca

1)

CRISTALLI

INTERNO DI GREMBO MATERNO

BIG BANG

DENTRO L'IRIDE

PIANI DI PERCEZIONE

SFACCETTATURE IMPERFETTE

NEBULOSA PLANETARIA

LA BLOGOSFERA INFINITA

SOLITUDINI A PASSEGGIO

CREAZIONE

CRIOCOSMO

GAIA

OVULO

MARE

L'IMPERISTENZA DEL TEMPO

L'IMPERFEZIONE DELLA PERFEZIONE

IRIDE

2)

CARNEVALE

TRACCE DI CARNEVALE

LA GIOSTRA DI MIRO

FONDALE MARINO

PUER AETERNUS

CIRCUS

EQUILIBRISMI

LINGUE DI MENELIK

COLORI IN VOLO

CIRCO NEGLI ABISSI

CIELO

ARLECCHINO & C.

GIOSTRE D'ONE

 

 

 

3)

LA SBORNIA FELICE

MOLECOLE DI MERCURIO

CHIARO CHE è SCURO

GPCCE D'ARMONIA

CLOWNS

DISSEMINAZIONI

PROTOSTELLE

MERCURIO

NASCITA DELLA VITA

FIRMAMENTO

NAUFRAGIO D'OLIO

ANGOLO DI INFNITO

LA DISGREGAZIONE DELL'ANIMA

TERRA

FIRMA,ENTO

BOLLE DI SAPONE

COLORITA REAZIONE A CATENA

4)

VENTO DI MARE

FANTASIE DI VETRO SOFFIATE

5)

QUANTO TI SENTO

VECCHIE FERITE

6)

NOZZE DI FIGARO

7)

ENBRIONE

ARRIVA L'INVERNO

8)

IL GIGLIO DI VENERE

9)

ATTESE

per chi fosse interessato consiglio di visitare il post

La Blogosfera: un universo in espansione

nel Blog di Heteronymos

dove è stata usata come immagine il primo dei frattali che avete commentato, è un argomento che ci può interessare tutti come autori e utenti di Blog!!

chicca

postato da: chiccama alle ore 17:31 | link | commenti (4)
categorie: gioco, frattali

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