venerdì, 28 settembre 2007


TURNER o delle magiche visioni cromatiche


 

Joseph Mallord William Turner

1775-1851


ha sempre rappresentato per me, dalla prima volta che l'ho incontrato alla Tate Gallery, qualcosa di difficilmente descrivibile, le senzazioni di ragazza che non riusciva a staccarsi dai suoi quadri, sono identiche, immutate, le emozioni che riempiono i miei pensieri mi appagano e mi gratificano.

Turner a me ha narrato  un mondo visionario e magico, dove il colore si amalgama e si confonde tra il cielo e il mare e la terra e dove gli elementi si disperdono in un cromatismo a volte esasperato, perdendo dimensioni e contorni , diventando un tutto con la tela, con i miei occhi, con il mio cuore, con la dimensione del mio dentro.

mentre il mio amore per il magico Piero della Francesca è frutto della enorme diversità del mio sentire dal suo, il mio amore per Turner è simbiosi pura, appartenenza alle sue sfumature.. alla sua visionaria immaginazione di un mondo di colori e di luci dove tutto diventa evanescente e si perde in una atmosfera globale,  cromatica, luminosa.

..dico sempre che non mi si deve prendere alla lettera perchè non mi ritengo un critico d'arte, nè tanto meno un "conoscitore" profondo di questa splendida attività degli uomini.
ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di "bottega", vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l'architettura...
ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte "amoroso", non posseggo quella severità ed estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri.
molto spesso mi muovo "a pelle",  e per quel che riguarda  Turner è vero in maniera assoluta.

 il mio amore per lui è nato a pelle e a pelle continua ad esistere, i suoi gialli improvvisi e sempre diversi, mescolati con colori scuri o con le tinte di albe improbabili  e fantastiche fanno volare la mia fantasia,  mi portano nel mondo del sogno come immaginario o visione, nel quale spesso mi perdo.

chicca


 

 

 buon fine settimana,  ci vediamo domenica sera tardi!!! 

postato da: chiccama alle ore 08:50 | link | commenti (17)
categorie: immagini, arte, considerazioni, pittori


TURNER o delle magiche visioni cromatiche


dal WEB

Joseph Mallord William Turner


Turner ha un tipo di visione EMOZIONANTE, nella quale la natura interagisce sull’emozione umana e suscita reazioni passionali.
Caratteristiche della pittura di Turner:
a) i colori sono sentiti come elementi spirituali
b) i colori sono usati con estrema libertà, svincolati dalla forma
c) lo spazio è pieno di luce (pittura a machhia piena di effetti)
d) usa una tecnica mista: mescola tempere con olio ed acquerello e tra uno strato di colore e l’altro stende un velo di vernice trasparente sulla quale ridipinge sopra. Ottiene così delle macchie.
e) Esprime il sublime attraverso forme circolari, roteanti, che sottolineano il dinamismo e la forza della natura.

L'opera matura di Turner può essere divisa in tre periodi. Al primo (1800-1820) appartengono scene storiche e mitologiche con colori smorzati, contorni e particolari marcati. I dipinti del secondo periodo (1820-1835) sono caratterizzati da colori più brillanti e dalla diffusione della luce. La pittura di Turner cambiò nuovamente durante il terzo periodo (1835-1845), la cui opera più rappresentativa è Pioggia, vapore e velocità (1844, National Gallery), in cui riuscì a rappresentare la forza della pioggia raffigurando gli oggetti come masse indistinte entro una nebbia luminosa di colore.

 

 

 

postato da: chiccama alle ore 08:49 | link | commenti
categorie: immagini, arte, considerazioni, pittori

giovedì, 27 settembre 2007


THOMAS MORAN o dei paesaggi della "luna"


THOMAS MORAN

1837-1926

pittore di discendenza irlandese, nato nel  Lancashire ed  arrivato  a Filadelfia, diversamente dagli  altri pittori della "American Hudson River School" questo figlio di poveri emigranti era completamente autodidatta, cominciò  come incisore ed aprì  "una bottega" di incisione coi suoi due fratelli, ma  il suo cuore era nella pittura, in particolare nella pittura romantica.
una delle sue più prime tele prese il suo titolo dall'Alastor; o The Spirit of Solitude (1815) di Shelley    dove si racconta del  giovane poeta puro che insegue  i passi più segreti della Natura.


il  panorama immaginario di Shelley predice la realtà dell'Yellowstone che Moran dipingerà in seguito e Moran cerca nei suoi paesaggi, il sublime, l'insolito, ed il pittoresco, i panorami propri del  prototipo Romantico.

solamente un grande scenario,  egli pensava potrebbe produrre un grande quadro.
Lui trovò  tali scenari nell'Ovest.

Moran razionalizzò la sua mancanza di tecnica e di scuola  con la credenza che l'arte non era "insegnabile":
 "Non si  può insegnare ad un  artista come dipingere" diceva  "Io pensavo che fosse insegnabile,  ma poi sono arrivato a sentire che c'è un'abilità del vedere la natura che è all'interno dell'uomo,  è inutile provare ad insegnare questa abilità.."
tuttavia l'esempio di due pittori l'ossessionò: Claude Lorrain e Turner, passò un anno in Inghilterra nel 1861 per studiare e copiare i dipinti ad olio e gli aquarelli di Turner
in particolare  "Ulysses Deriding Polyphemus" 1829 che Ruskin aveva chiamato  "il ritratto centrale nella carriera" di Turner.
Moran tenne da allora in poi la sua copia di Ulysses nel suo studio,  e non è difficile capire perché il dipinto aveva tale effetto profondo su lui, certamente i colori, insolitamente resi saturi, i gialli, gli ocra, i cremisi, impastati a tratti di nubi bianche .
è quello che Moran arriverà a fare  nei suoi panorami del Green River  e dello Yellowstone.
La visione di Turner dell'isola di Polyphemus, le guglie sulle quali reclina nebbiosamente il gigante è  resa in Moran nelle sue  le visioni  o  come lui insisterà  a dire "trascrizioni accurate"  degli scenari dell'Ovest...

la svolta nella carriera di Moran arrivò nel  1871, quando il  Dr. Ferdinand Hayden, direttore di  the United States Geological Survey l'invitò a far parte di una spedizione nell'area di Yellowstone ( Wyoming).
a quel tempo l'area dello  Yellowstone era terra sconosciuta  all'uomo bianco, si narrava che in quella zona vi fossero   laghi di fango caldi, geyser, e veniva descritta  come
"il luogo dove l'Inferno bolle", ma tranne alcuni uomini di montagna e cacciatori di pelli, l'unico uomo bianco a descriverla  era stato John Coulter, un membro della Lewis and Clark's expedition nel 1807.
la spedizione  a cui fu invitato Moran era  appoggiata dal governo Americano,  Moran  aveva il compito di "narrare"  quei luoghi attraverso le imamgini che poi sarebbero state fatte circolare.

in quella  spedizione vennero fatte anche molte fotografie, ma  le immagini di Moran restarono nell'immaginario collettivo della gente, i suoi aquarelli davano  il colore, le fotografie confermarono  la realtà degli schizzi strani di Moran di fumi, zolfo e atmosfere dantesche.

a chi vide gli  acquarelli   di Moran dello  Yellowstone, sembrarono  come dipinti alieni, come le prime fotografie dalla luna un secolo più tardi.

*******dico sempre che non mi si deve prendere alla lettera perchè non mi ritengo un critico d'arte, nè tanto meno un "conoscitore" profondo di questa splendida attività degli uomini, ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di "bottega", vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l'architettura ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte "amoroso", non posseggo quella severità ed estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri

 

postato da: chiccama alle ore 09:11 | link | commenti (13)
categorie: immagini, arte, considerazioni, pittori


THOMAS MORAN o dei paesaggi della "luna"


 

 

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categorie: immagini, arte, considerazioni, pittori

mercoledì, 26 settembre 2007


Fandango


 

Il piede batte scattante
sul suolo di legno,
la mano ruota con grazia
su braccia di luce,
gesto languidamente
giocato da polso
sottile ed ambrato,

gonna ricamata
a fiori multicolori
piroetta - si muove-
qual fiume che ha smarrito la foce,
onda cadenzata
a svelare bianche caviglie,

sui suoi capelli di zingara
geme la notte,
al muover della gamba
si copre di rugiada la terra,

occhi lucidi
nel buio azzurino
accarezzano il tuo viso

affondano sulla tua bocca
e danzano al ritmo del tuo desiderio.

chicca

 

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categorie: poesia, immagini, emozioni

martedì, 25 settembre 2007


la guerra in IRAK e allora?


vorrei ricordare a chi questa stramaledetta  guerra l'ha voluta, l'ha considerata una guerra giusta che a quattro anni e un po' dall'inizio di questa follia, ancora non è stato ottenuto nessun rsultato, solo una condanna a morte per Saddam , ma sono stati ottenuti tutti gli obiettivi che si volevano ottenere, una destabilizzazione permanente in questa area.

questo era l'intento e questo si è ottenuto...

quanto segue scrivevo il 20/03/2003,

sempre su internet in alcuni siti, mi trovavo a San Francisco e spesso la mia opposizione a questa guerra era vissuta sui blog e anche sui gruppi di msn come dalla parte dei terroristi, in qaunto questa era una guerra giusta.

così scrivevo e così rimetto in rete, senza correggere  gli errori , come documento, le parole  di allora di Bob Herbert che facevo mie erano a dir poco profetiche!!

****

PER CHIARIRE LA MIA POSIZIONE E PER SGOMBRARE   QUALSIASI EVENTUALE... EQUIVOCO , sulle cause che io credo siano  alla base di questa guerra,  faccio mio in toto, quanto scritto nell'Editoriale

di oggi del "THE NEW YORK TIMES" da BOB HERBERT.....

ve ne metto prima la mia  traduzione  fatta adesso e velocemente (mi scuso di eventuali errori di ortografia!!) e poi il testo integrale:
 
Pronti per la pace?
 
""Ora che gli attacchi degli Stati Uniti contro l'Iraq sono cominciati, noi immediatamente dovremmo liberarci di un equivoco, chi  critica l'amministrazione di Bush e si oppone  a questa invasione non significa che non appoggi e sia vicino  gli uomini e donne che sono sotto le armi.
Troppi sono i nomi  dei miei amici scritti sul muro del Vietnam Memorial, perchè io possa  tollerare questo genere di sciocchezze. Io spero che la guerra vada bene, che le nostre truppe prevalgano rapidamente e che "gli effetti collaterali" siano tenuti dappertutto ad un minimo.
Ma il fatto che una guerra può essere rapida non vuole dire che è saggia. Andando contro gli auspici della maggior parte del mondo, noi non siamo solo immersi  in guerra, ma anche verso una pace che è potenzialmente più problematica della guerra stessa.
Gli Americani sono pronti pagare il costo nelle vite e dollari di un'occupazione militare  a lungo termine dell'Iraq? A che scopo?
Può l'occupazione dell'Iraq aumentare o decresce la nostra sicurezza qui a casa nostra?
La maggior parte degli Americani  capiscono  che noi stiamo lanciando uno degli assalti attraverso "l'aria"  più devastanti nella storia della guerra, e che  alcune società private stanno fiancheggiando questo per  mietere  ricchezze per  ricostruire le strutture che  noi stiamo per distruggere?
Le Società come Halliburton, Schlumberger ed i Bechtel Group capiscono questo conflitto molto meglio della maggior parte degli uomini e donne che lotteranno e morranno in esso, o dei patrioti seduti in  poltrona che guarderanno la  CNN e faranno il tifo per loro.
Non è antipatriottico  dire che ci sono "billions of dollars" da "fare" in Iraq e che la "corsa all'oro" sta sotto a tutto questo. È semplicemente una questione di fatto.
Nel gennaio scorso, un articolo del "Wall Street Journal" scriveva: " Con riserve di petrolio seconde solamente a quelle dell' Arabia Saudita, l'Iraq offrirebbe una opportunità enorme all'industria del petrolio se una guerra dovesse fare traballare Saddam Hussein. Ma i bottini maggiori  probabilmente andrebbero alle  società che ebbero bisogno di tenere bassa la produzione del petrolio in  Iraq , specialmente se le installazioni fossero ulteriori danneggiato in una guerra. Ditte petrolifere  come la Halliburton Co., dove il  vicepresidente  Dick Cheney ha servito precedentemente come dirigente  capo, e Schlumberger Ltd. sono considerate le  favorite per quello che potrebbe essere un profitto di  $1.5 miliardo (di dollari) in contratti."
C'è un imbarazzo tremendo ai livelli più alti del Pentagono su questa guerra e le sue conseguenza. Il presidente ed i suoi consiglieri civili stanno facendo "un grande affare"con la felicità anticipata del popolo liberato , quando la guerra sia finita. Ma Iraq è un luogo assolutamente instabile, e mentre le forze di Saddam  sono ben addestrato per il combattimento, i militari non sono preparati  per un'occupazione a lungo termine nella regione più "fluttuamte" nel mondo.
Quello che sta guidando questa guerra è la visione Manichea del mondo del  Presidente Bush e la visione messianica di se, è  la percezione pericolosamente grandiosa del potere americano tenuta dai suoi consulenti  e l'attrazione irresistibile dell'enorme riserva di  petrolio dell'Irak.
I sondaggi dimostrano che il pubblico è terribilmente confuso  circa quello verso cui si  sta andando, è talmente confuso  che il 40 percento credono che Saddam Hussein sia personalmente  compromesso negli attacchi dell11 settembre. Questo è veramente pauroso. Piuttosto che correggere  questo equivoco, l'amministrazione ha fatto di tutto per rinforzarlo.
Io penso che gli uomini e donne che si muovono militarmente contro Saddam sono fra le poche veramente coraggiose ed anche individui nobili. Loro si sono esposti  volontariamente al pericolo per il denso del dovere e per  difendere il resto di noi. Ma io credo anche che loro inutilmente si sono messi in questa pericolosa situazione.
Come  risultata delle informazione militari, non c'è proprio un leader più zoppicante sulla terra al momento che Saddam Hussein.  Mettendo in atto abili pressioni internazionali si sarebbe potuto costringerlo ad abbandonare il potere. Ma poi l'amministrazione  Bush non avrebbe avuto la sua guerra e la sua occupazione. Non sarebbe stato in grado di trasformare l'Iraq in un protettorato americano che è  un termine buono come un altro per dire  una colonia.
È un'idea buona  liberare le persone dell'Iraq dai gruppi di un degenerato come Saddam Hussein? Sicuro. Ma c'era una strada migliore, e meno  pericoloso, per raggiungere questo scopo.
Nell'epigrafe alle sue memorie, "Present at the Creation," Dean Acheson  citò un re del 13 secolo in Spagna Spagna, Alphonso X:
"Se  fossi stato presente alla creazione, io avrei dato  dei suggerimenti utili per un migliore ordine dell'universo."
testo integrale dellìarticolo:
 

Ready for the Peace?

By BOB HERBERT

ow that U.S. strikes against Iraq have begun, we should get rid of one canard immediately, and that's the notion that criticism of the Bush administration and opposition to this invasion imply in some sense a lack of support or concern for the men and women who are under arms.

The names of too many of my friends are recorded on the wall of the Vietnam Memorial for me to tolerate that kind of nonsense. I hope that the war goes well, that our troops prevail quickly and that casualties everywhere are kept to a minimum.

But the fact that a war may be quick does not mean that it is wise. Against the wishes of most of the world, we have plunged not just into war, but toward a peace that is potentially more problematic than the war itself.

Are Americans ready to pay the cost in lives and dollars of a long-term military occupation of Iraq? To what end?

Will an occupation of Iraq increase or decrease our security here at home?

Do most Americans understand that even as we are launching one of the most devastating air assaults in the history of warfare, private companies are lining up to reap the riches of rebuilding the very structures we're in the process of destroying?

Companies like  Halliburton, Schlumberger and the Bechtel Group understand this conflict a heck of a lot better than most of the men and women who will fight and die in it, or the armchair patriots who'll be watching on CNN and cheering them on.

It's not unpatriotic to say that there are billions of dollars to be made in Iraq and that the gold rush is already under way. It's simply a matter of fact.

Back in January, an article in The Wall Street Journal noted: "With oil reserves second only to Saudi Arabia's, Iraq would offer the oil industry enormous opportunity should a war topple Saddam Hussein. But the early spoils would probably go to companies needed to keep Iraq's already rundown oil operations running, especially if facilities were further damaged in a war. Oil-services firms such as Halliburton Co., where Vice President Dick Cheney formerly served as chief executive, and  Schlumberger Ltd. are seen as favorites for what could be as much as $1.5 billion in contracts."

There is tremendous unease at the highest levels of the Pentagon about this war and its aftermath. The president and his civilian advisers are making a big deal about the anticipated rejoicing of the liberated populace once the war is over. But Iraq is an inherently unstable place, and while the forces assembled to chase Saddam from power are superbly trained for combat, the military is not well prepared for a long-term occupation in the most volatile region in the world.

What's driving this war is President Bush's Manichaean view of the world and messianic vision of himself, the dangerously grandiose perception of American power held by his saber-rattling advisers, and the irresistible lure of Iraq's enormous oil reserves.

Polls show that the public is terribly confused about what's going on, so much so that some 40 percent believe that Saddam Hussein was personally involved in the Sept. 11 attacks. That's really scary. Rather than correct this misconception, the administration has gone out of its way to reinforce it.

I think the men and women moving militarily against Saddam are among the few truly brave and even noble individuals left in our society. They have volunteered for the dangerous duty of defending the rest of us. But I also believe they are being put unnecessarily in harm's way.

As a result of the military buildup, there is hardly a more hobbled leader on earth at the moment than Saddam Hussein. A skillful marshaling of international pressure could have forced him from power. But then the Bush administration would not have had its war and its occupation. It would not have been able to turn Iraq into an American protectorate, which is as good a term as any for a colony.

Is it a good idea to liberate the people of Iraq from the clutches of a degenerate like Saddam Hussein? Sure. But there were better, less dangerous, ways to go about it.

In the epigraph to his memoir, "Present at the Creation," Dean Acheson quoted a 13th-century king of Spain, Alphonso X, the Learned:

"Had I been present at the creation I would have given some useful hints for the better ordering of the universe."  


ho messo volutamente questo editoriale,  perchè BOB HERBERT , non è un pacifista grondante lacrime maleodoranti e il THE NEW YORK TIMES non è lo "sporco foglio" di una snistra da "carnevale"

buona giornata a chi ci riesce...

chicca
sempre di quel periodo ed esattamente il 27 marzo 2003 sul  Corriere della Sera viene pubblicato questo articolo :
La guerra all'Iraq era decisa dal 1998
Sottoscritti da Rumsfeld e Cheney, parlano di supremazia degli Usa e di ridimensionamento di Nazioni Unite ed Europa

ROMA -
Per alcuni uomini che contano dell'amministrazione Bush la guerra all'Iraq era decisa da tempo. Per l'esattezza almeno dal gennaio 1998: «Gentile presidente Clinton, Le stiamo scrivendo perché convinti che l'attuale politica americana nei confronti dell'Iraq non stia avendo successo». Così inziava la lettera che l'organizzazione «Project for the New American Century» (Progetto per il nuovo secolo americano) scriveva al presidente degli Stati Uniti d'America, il 26 gennaio 1998. Poco righe dopo, senza troppi preamboli, in quella stessa lettera si dice che era venuto il momento di intraprendere un'azione militare contro Saddam Hussein e, in prospettiva, di rimuovere il rais dal potere. Per fare questo «si offre il nostro pieno supporto». A firmare la lettera, tra gli altri fondatori di New American Century, ci sono l'attuale segretario alla difesa Donald Rumsfeld e il suo vice Paul Wolfowitz, oltre ad altri nomi noti tra i conservatori americani.

COS'E' «NEW AMERICAN CENTURY» - Il think tank «Project fro the New American Century» (PNAC) viene fondata nella primavera del 1997 e ha come obiettivo quello di perseguire la
supremazia globale degli Stati Uniti (e qui compare anche la firma del vicepresidente Dick Cheney), il raggiungendo tutti i primati, politici, economici e militari che la fine della guerra fredda ha lasciato aperti per il XXI secolo. Senza troppi giri di parole, si promuove l’ipotesi di un impero democratico e liberale, sul modello di quello romano, con le ovvie attualizzazioni.

RIDUZIONE DELL'ONU E IL RUOLO DELL'EUROPA
- In diverse pagine del sito dell'organizzazione si ospitano saggi e articoli che sostengono come gli Stati Uniti, per poter raggiungere i loro obiettivi, debbano liberarsi dei vincoli imposti dal ruolo dell'Onu - in particolare dal Consiglio di Sicurezza - e come sia da tenere a freno una crescita economica e militare dell'Europa.

TESTI CONSIGLIATI - Nella
pagina del sito dedicata alle ultime novità ci sono anche le segnalazioni dei libri recenti consigliati ai navigatori. L'ultimo, in ordine di tempo è: «Usa contro Europa nel nuovo ordine mondiale» di Robert Kagan. La prefazione inizia cosi: «E' venuto il momento di finire di pretendere che europei e americani dividano la stessa visione del mondo, o anche che essi occupino lo stesso mondo».
questo scrivevo allora,  esattamente 4 anni fa e mi sembra che sia ancora tutto condivisibile, che le morti ormai non è possibile contarle, che morire di bombe o di fane  è cosa quasi uguale!! che il terrosimo e l'11 settembre con la guerra all'IRAK non c'entrano nulla!!
credo che Bush e compagni abbiano fatto un buon lavoro, che per latro si erano ripromessi di fare ben prima dell'11 settembre!!
chicca
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