Joseph Mallord William Turner
1775-1851
ha sempre rappresentato per me, dalla prima volta che l'ho incontrato alla Tate Gallery, qualcosa di difficilmente descrivibile, le senzazioni di ragazza che non riusciva a staccarsi dai suoi quadri, sono identiche, immutate, le emozioni che riempiono i miei pensieri mi appagano e mi gratificano.
Turner a me ha narrato un mondo visionario e magico, dove il colore si amalgama e si confonde tra il cielo e il mare e la terra e dove gli elementi si disperdono in un cromatismo a volte esasperato, perdendo dimensioni e contorni , diventando un tutto con la tela, con i miei occhi, con il mio cuore, con la dimensione del mio dentro.
mentre il mio amore per il magico Piero della Francesca è frutto della enorme diversità del mio sentire dal suo, il mio amore per Turner è simbiosi pura, appartenenza alle sue sfumature.. alla sua visionaria immaginazione di un mondo di colori e di luci dove tutto diventa evanescente e si perde in una atmosfera globale, cromatica, luminosa.
..dico sempre che non mi si deve prendere alla lettera perchè non mi ritengo un critico d'arte, nè tanto meno un "conoscitore" profondo di questa splendida attività degli uomini.
ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di "bottega", vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l'architettura...
ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte "amoroso", non posseggo quella severità ed estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri.
molto spesso mi muovo "a pelle", e per quel che riguarda Turner è vero in maniera assoluta.
il mio amore per lui è nato a pelle e a pelle continua ad esistere, i suoi gialli improvvisi e sempre diversi, mescolati con colori scuri o con le tinte di albe improbabili e fantastiche fanno volare la mia fantasia, mi portano nel mondo del sogno come immaginario o visione, nel quale spesso mi perdo.
chicca



buon fine settimana, ci vediamo domenica sera tardi!!!
dal WEB
Joseph Mallord William Turner
Turner ha un tipo di visione EMOZIONANTE, nella quale la natura interagisce sull’emozione umana e suscita reazioni passionali.
Caratteristiche della pittura di Turner:
a) i colori sono sentiti come elementi spirituali
b) i colori sono usati con estrema libertà, svincolati dalla forma
c) lo spazio è pieno di luce (pittura a machhia piena di effetti)
d) usa una tecnica mista: mescola tempere con olio ed acquerello e tra uno strato di colore e l’altro stende un velo di vernice trasparente sulla quale ridipinge sopra. Ottiene così delle macchie.
e) Esprime il sublime attraverso forme circolari, roteanti, che sottolineano il dinamismo e la forza della natura.
L'opera matura di Turner può essere divisa in tre periodi. Al primo (1800-1820) appartengono scene storiche e mitologiche con colori smorzati, contorni e particolari marcati. I dipinti del secondo periodo (1820-1835) sono caratterizzati da colori più brillanti e dalla diffusione della luce. La pittura di Turner cambiò nuovamente durante il terzo periodo (1835-1845), la cui opera più rappresentativa è Pioggia, vapore e velocità (1844, National Gallery), in cui riuscì a rappresentare la forza della pioggia raffigurando gli oggetti come masse indistinte entro una nebbia luminosa di colore.



THOMAS MORAN
1837-1926
pittore di discendenza irlandese, nato nel Lancashire ed arrivato a Filadelfia, diversamente dagli altri pittori della "American Hudson River School" questo figlio di poveri emigranti era completamente autodidatta, cominciò come incisore ed aprì "una bottega" di incisione coi suoi due fratelli, ma il suo cuore era nella pittura, in particolare nella pittura romantica.
una delle sue più prime tele prese il suo titolo dall'Alastor; o The Spirit of Solitude (1815) di Shelley dove si racconta del giovane poeta puro che insegue i passi più segreti della Natura.
il panorama immaginario di Shelley predice la realtà dell'Yellowstone che Moran dipingerà in seguito e Moran cerca nei suoi paesaggi, il sublime, l'insolito, ed il pittoresco, i panorami propri del prototipo Romantico.
solamente un grande scenario, egli pensava potrebbe produrre un grande quadro.
Lui trovò tali scenari nell'Ovest.
Moran razionalizzò la sua mancanza di tecnica e di scuola con la credenza che l'arte non era "insegnabile":
"Non si può insegnare ad un artista come dipingere" diceva "Io pensavo che fosse insegnabile, ma poi sono arrivato a sentire che c'è un'abilità del vedere la natura che è all'interno dell'uomo, è inutile provare ad insegnare questa abilità.."
tuttavia l'esempio di due pittori l'ossessionò: Claude Lorrain e Turner, passò un anno in Inghilterra nel 1861 per studiare e copiare i dipinti ad olio e gli aquarelli di Turner
in particolare "Ulysses Deriding Polyphemus" 1829 che Ruskin aveva chiamato "il ritratto centrale nella carriera" di Turner.
Moran tenne da allora in poi la sua copia di Ulysses nel suo studio, e non è difficile capire perché il dipinto aveva tale effetto profondo su lui, certamente i colori, insolitamente resi saturi, i gialli, gli ocra, i cremisi, impastati a tratti di nubi bianche .
è quello che Moran arriverà a fare nei suoi panorami del Green River e dello Yellowstone.
La visione di Turner dell'isola di Polyphemus, le guglie sulle quali reclina nebbiosamente il gigante è resa in Moran nelle sue le visioni o come lui insisterà a dire "trascrizioni accurate" degli scenari dell'Ovest...
la svolta nella carriera di Moran arrivò nel 1871, quando il Dr. Ferdinand Hayden, direttore di the United States Geological Survey l'invitò a far parte di una spedizione nell'area di Yellowstone ( Wyoming).
a quel tempo l'area dello Yellowstone era terra sconosciuta all'uomo bianco, si narrava che in quella zona vi fossero laghi di fango caldi, geyser, e veniva descritta come
"il luogo dove l'Inferno bolle", ma tranne alcuni uomini di montagna e cacciatori di pelli, l'unico uomo bianco a descriverla era stato John Coulter, un membro della Lewis and Clark's expedition nel 1807.
la spedizione a cui fu invitato Moran era appoggiata dal governo Americano, Moran aveva il compito di "narrare" quei luoghi attraverso le imamgini che poi sarebbero state fatte circolare.
in quella spedizione vennero fatte anche molte fotografie, ma le immagini di Moran restarono nell'immaginario collettivo della gente, i suoi aquarelli davano il colore, le fotografie confermarono la realtà degli schizzi strani di Moran di fumi, zolfo e atmosfere dantesche.
a chi vide gli acquarelli di Moran dello Yellowstone, sembrarono come dipinti alieni, come le prime fotografie dalla luna un secolo più tardi.
*******dico sempre che non mi si deve prendere alla lettera perchè non mi ritengo un critico d'arte, nè tanto meno un "conoscitore" profondo di questa splendida attività degli uomini, ho soltanto sviluppato nel tempo, vuoi per ragioni di "bottega", vuoi per puro piacere personale, un amore grandissimo in particolare per la pittura e l'architettura ma poichè il mio approccio è stato per la maggior parte "amoroso", non posseggo quella severità ed estraneità di giudizio che appartiene agli studiosi seri






Il piede batte scattante
sul suolo di legno,
la mano ruota con grazia
su braccia di luce,
gesto languidamente
giocato da polso
sottile ed ambrato,
gonna ricamata
a fiori multicolori
piroetta - si muove-
qual fiume che ha smarrito la foce,
onda cadenzata
a svelare bianche caviglie,
sui suoi capelli di zingara
geme la notte,
al muover della gamba
si copre di rugiada la terra,
occhi lucidi
nel buio azzurino
accarezzano il tuo viso
affondano sulla tua bocca
e danzano al ritmo del tuo desiderio.
chicca

vorrei ricordare a chi questa stramaledetta guerra l'ha voluta, l'ha considerata una guerra giusta che a quattro anni e un po' dall'inizio di questa follia, ancora non è stato ottenuto nessun rsultato, solo una condanna a morte per Saddam , ma sono stati ottenuti tutti gli obiettivi che si volevano ottenere, una destabilizzazione permanente in questa area.
questo era l'intento e questo si è ottenuto...
quanto segue scrivevo il 20/03/2003,
sempre su internet in alcuni siti, mi trovavo a San Francisco e spesso la mia opposizione a questa guerra era vissuta sui blog e anche sui gruppi di msn come dalla parte dei terroristi, in qaunto questa era una guerra giusta.
così scrivevo e così rimetto in rete, senza correggere gli errori , come documento, le parole di allora di Bob Herbert che facevo mie erano a dir poco profetiche!!
****
PER CHIARIRE LA MIA POSIZIONE E PER SGOMBRARE QUALSIASI EVENTUALE... EQUIVOCO , sulle cause che io credo siano alla base di questa guerra, faccio mio in toto, quanto scritto nell'Editoriale
di oggi del "THE NEW YORK TIMES" da BOB HERBERT.....
By BOB HERBERT
ow that U.S. strikes against Iraq have begun, we should get rid of one canard immediately, and that's the notion that criticism of the Bush administration and opposition to this invasion imply in some sense a lack of support or concern for the men and women who are under arms.
The names of too many of my friends are recorded on the wall of the Vietnam Memorial for me to tolerate that kind of nonsense. I hope that the war goes well, that our troops prevail quickly and that casualties everywhere are kept to a minimum.
But the fact that a war may be quick does not mean that it is wise. Against the wishes of most of the world, we have plunged not just into war, but toward a peace that is potentially more problematic than the war itself.
Are Americans ready to pay the cost in lives and dollars of a long-term military occupation of Iraq? To what end?
Will an occupation of Iraq increase or decrease our security here at home?
Do most Americans understand that even as we are launching one of the most devastating air assaults in the history of warfare, private companies are lining up to reap the riches of rebuilding the very structures we're in the process of destroying?
Companies like Halliburton, Schlumberger and the Bechtel Group understand this conflict a heck of a lot better than most of the men and women who will fight and die in it, or the armchair patriots who'll be watching on CNN and cheering them on.
It's not unpatriotic to say that there are billions of dollars to be made in Iraq and that the gold rush is already under way. It's simply a matter of fact.
Back in January, an article in The Wall Street Journal noted: "With oil reserves second only to Saudi Arabia's, Iraq would offer the oil industry enormous opportunity should a war topple Saddam Hussein. But the early spoils would probably go to companies needed to keep Iraq's already rundown oil operations running, especially if facilities were further damaged in a war. Oil-services firms such as Halliburton Co., where Vice President Dick Cheney formerly served as chief executive, and Schlumberger Ltd. are seen as favorites for what could be as much as $1.5 billion in contracts."
There is tremendous unease at the highest levels of the Pentagon about this war and its aftermath. The president and his civilian advisers are making a big deal about the anticipated rejoicing of the liberated populace once the war is over. But Iraq is an inherently unstable place, and while the forces assembled to chase Saddam from power are superbly trained for combat, the military is not well prepared for a long-term occupation in the most volatile region in the world.
What's driving this war is President Bush's Manichaean view of the world and messianic vision of himself, the dangerously grandiose perception of American power held by his saber-rattling advisers, and the irresistible lure of Iraq's enormous oil reserves.
Polls show that the public is terribly confused about what's going on, so much so that some 40 percent believe that Saddam Hussein was personally involved in the Sept. 11 attacks. That's really scary. Rather than correct this misconception, the administration has gone out of its way to reinforce it.
I think the men and women moving militarily against Saddam are among the few truly brave and even noble individuals left in our society. They have volunteered for the dangerous duty of defending the rest of us. But I also believe they are being put unnecessarily in harm's way.
As a result of the military buildup, there is hardly a more hobbled leader on earth at the moment than Saddam Hussein. A skillful marshaling of international pressure could have forced him from power. But then the Bush administration would not have had its war and its occupation. It would not have been able to turn Iraq into an American protectorate, which is as good a term as any for a colony.
Is it a good idea to liberate the people of Iraq from the clutches of a degenerate like Saddam Hussein? Sure. But there were better, less dangerous, ways to go about it.
In the epigraph to his memoir, "Present at the Creation," Dean Acheson quoted a 13th-century king of Spain, Alphonso X, the Learned:
"Had I been present at the creation I would have given some useful hints for the better ordering of the universe."
ho messo volutamente questo editoriale, perchè BOB HERBERT , non è un pacifista grondante lacrime maleodoranti e il THE NEW YORK TIMES non è lo "sporco foglio" di una snistra da "carnevale"
buona giornata a chi ci riesce...


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